Puglia. La mia prima volta.

LOVEAT IN FERIE│ Rimembranze estive nel freddo autunnale

La mia prima volta in Puglia, alla tenera età di 36 anni compiuti, questa estate 2015. Colpevolissima.
Ma anche la mia prima volta in vacanza sola soletta con la mia amica di una vita: Letizia. Colpevolissime entrambe per questo, direi, anche se in effetti non per volontà, bensì perché per distanza studi viaggi altrove amori e lavoro alla fine non è capitato. 
Lo scorso luglio, invece, ce ne siamo partite per una toccata e fuga di 5 giorni, complice una Pandina bianca 4x4 (che in aeroporto volevano cambiarci con una 500 superfashion che abbiamo ovviamente rifiutato...)



Programma di massima, fissati i b&b in cui dormire, qualche idea che ciascuna di noi aveva sul "cosa non ci possiamo perdere" (io soprattutto vini e cibi, Lety bellezze storicoarchitettoniche, assolutamente concordi su mare mare mare) e che abbiamo regolarmente, almeno in parte, perso. Le vacanze vere, quelle belle, vanno proprio così.
Prima notte a Bari (o dintorni) e poi dirette verso il mare di Torre Canne, alla Taverna da Santos, su indicazione (peraltro felicissima) dell'indigeno barese che ci aveva ospitate per dormire. Una spiaggia esclusiva, ben tenuta, richiamante e ammiccante la Grecia, per la quale il proprietario, Fabrizio, con un passato da attore, ha una vera passione. E i colori del bianco, del blu di mare e lettini e i fichi d'india a cornice credibile al sogno greco-brindisino.



E naturalmente in tono con il tutto anche il menu della Taverna, curato e... greco. O almeno mediterraneo. Quindi polpo con patate e prezzemolo (squisito e si sa quanto la cottura di questo nobile animale sia un cruccio anche per gli addetti ai lavori) accompagnato da salsa tzaziki e pita





Lungo strada, verso la nostra masseria che si trovava fra Cisternino e Martina Franca, olivi, olivi e ancora giganteschi olivi. Adesso capisco da dove l'oro liquido pugliese. Che incanto!


Il tempo di prendere possesso del nostro trullo e già eravamo a far programmi per la serata.




Lety: "Senti, ci fermiamo ad assaggiare qualcosa al mini market?"
Uffff, pensai. Sta a vedere che si salta la cena. Chissà dove finiamo.
Io: "Al mini market? Dici?".



Diceva. E diceva anche molto bene. Mai sosta stramba fu più azzeccata. Naturalmente non per un solo boccone, ma per l'intera sostanziosa cena. Il posto era un vero e proprio market, turistico ma con ai tavolini parecchi abitanti dei dintorni (e questo confortava) trasformato per una sola serata a settimana in tempio profano del cibo.
Tutti in educatissima coda ad attendere le bombette (la prova che dio o un suo sostituto autorevole esiste), i panzerotti, l'immancabile e beatificata da me a sguardi parmigiana di melanzane (con melanzane fritte... e se aveste avuto anche solo il dubbio di corsa a confessarvi il peccato!), le polpettine di melanzane e di pane. Uhm. Cosa non darei per averne un piattino or ora.






A vegliare sugli astanti, molti dei quali sformati in realtà dall'evidenza dell'ennesimo martedì della loro vita trascorso sul divanetto del market a mangiar fritti, una madonnina implorante la grazia e assolvente da tutti i peccati colesterolici lì commessi in continuazione.


Poi mare mare mare, Gargano e Salento a seconda del vento, che trasportava oltre alle alghe il nostro refrain "oggi panino così ci teniamo leggere per la cena"...
Che poi quando stai bene e prendi il ritmo, scorre veloce il tempo infingardo, veloce come sabbia nella clessidra, appunto. E ti ritrovi che sei la mattina in spiaggia, ti giri sul fianco per un pisolino ed è già sera.




La cena sicuramente più notevole a Ostuni. Osteria del Tempo Perso, nel cuore della città bianca i cui vicoli ci hanno sedotte.




A questo posto debbo senza dubbio una delle parmigiane più buone della mia esistenza di ghiottona, patita di melanzane e facitrice di parmigiane casalinghe sperimentali. Croccante senza essere unta, con un pomodoro che aveva da dire tanto, porzione perfetta per assaggiarla ma per lasciarti quella malinconica voglia di riaverla. Decisamente in sintonia con il rosato scelto sotto lo sguardo a metà sospettoso e pietoso ma tendente al laconico del cameriere di turno che anche quella sera avrebbe scoperto che l'unica commensale a bere vino ero io... (Lety... mica si può essere perfette, ve'?).




Però, come si potrà notare dalla testimonianza fotografica sotto riportata, non ero certo la sola in estasi...


Per non negarsi piacere alcuno, acciughe fritte (sapete che no posso farne a meno), anzi, perfettamente fritte: asciutte, pangrattose quanto basta, salate e saporitissime. Per non strafare mi son ben guardata dal mangiare le foglie di insalatina gentile a fondo piatto. Non si sa mai!


Ligie fino in fondo al dovere di esploratrici gastronomiche, potevamo farci mancare il purè di fave con cicorietta? Eh... no. E le orecchiette con le cime di rapa? Giammai.
Siamo persone scrupolose. Per chi ci avete prese?



In una Ostuni bellissima e notturna, ci siamo perse fra i vicoli, senza premura alcuna di ritrovare la via. In realtà (Lety, non negarlo!) in quei giorni pugliesi ci siamo perse più e più volte, a Lecce, per esempio, o nella notte della taranta salentina. Ma questa è altra storia.
Fatto sta che la sottoscritta ad un certo punto si è ritrovata a vagare scalza e sobria per le viuzze in salita e discesa, con i piedi sulle pietre bianche e calde. Una grande, grandissima soddisfazione. Un tuffo indietro nel tempo, a quando sei piccolo e nessuno ti guarda male se vai senza scarpe.

 

Avanti la prossima! E un paio di sere dopo tocca a Lecce, la barocca signora della Puglia, che abbiamo visitato dopo una cena tardiva, erano le 22,00 passate, a Le Zie.
Un posto che definire "casalingo" non rende. Infatti è di più: si tratta di una casa al pian terreno adattata a ristorante, per cui hai la chiara sensazione di entrare in un salottino e di passare poi nel soggiorno con i tavoli, dove gli ospiti hanno apparecchiato per accoglierti; la cucina è a vista, ma non nell'intenzione figa moderna, di sfida all'occhio: semplicemente la si intravede in quanto naturale continuazione della casa, in quanto spazio che segue. Punto.


Menu spartano e di tradizione, eccellente la qualità del risultato nel piatto: si comincia con la taiedda (cozze, zucchine e patate) e le polpettine di carne di cavallo al sugo di pomodoro, of course.




Poi, in ossequio alla tradizione, pasta ciceri e crie, polpo in pignatta e calamari ripieni. Un tripudio di sapori a me ignoti, i miei preferiti, quelli che, lungi dal rassicurarti, ti mettono in testa e in bocca una bella serie di punti interrogativi.



E la città, da levare il fiato, che un po' te la aspetti, ma non ne hai veramente idea fino a quando non ci sei di fronte. Se poi hai la fortuna, come è accaduto a noi, di esserci di notte, be'...



L'ultima gloriosa sera, infine, la puntiamo d'azzardo su una sagra/festa di pizzica e taranta in un paesino a pochi km dal nostro albergo. Una anonima sagra, che si è rivelata invece una perfetta chiusura di vacanza: musica, colori sgargianti, gente allegra, vino (cattivo, come prevedibile), cibo (delizioso). E quindi vai di carne di cavallo e panzerotti in tutte le forme e perversioni immaginabili... e poi balli e ancora balli, folla scatenata e la sensazione di essere nel posto giusto. Anche quella sera.




Ma Ryanair è clemente e i suoi bizzarri orari di volo c concedono ancora una giornata di splendido sole (e di tante risate fra donne, diciamocelo) in compagnia di Simona, salentina doc trapiantata a Firenze e conosciuta a Lucca solo poche sere prima di partire; una di quelle conversazioni in cui dici un po' per dire "uh! ma dai? sei pugliese? noi saremo giù fra qualche settimana!". E poi combini davvero. Giornatina, si diceva, di birra, chiacchiere, panzerottini e robe buone buone buone di rosticceria (ma ho perso lo spaghetto di mamma, eh Simona?! ndr)




Con qualche pausa, certo, per riprendere fiato e girare lo sguardo su tanta bellezza e anche, perché no, per una nuotatina, che poi un mare così ce lo sogniamo. 
L'aereo che ci aspettava in serata da Brindisi, fra qualche goliardica ultima polemica sul "Lety, dai, guido io che guido meglio" "per favore Lia, non scherzare", ce ne ripartiamo. Ah. Dimenticavo, anche con quantità indefinite di taralli tarallini e orecchiette. 
Puglia I definitely love you. Mi hai saputa viziare. E io son tanto golosa.


Se avessi potuto scegliere, per dirla tutta, me ne sarei rimasta esattamente su questa sedia a Punta della Suina ad attendere che passasse l'inverno e che tornasse il primo tiepido solicello primaverile. Poi tuffo mare blu birra e si ricomincia.
No?



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