Inguaribilmente Scots - Parte II

LOVEAT SCOTLANDPerché la passione per la Scozia è contagiosa

All'uscita dalla distilleria di Bruichladdich, dove ci avevate lasciati al termine della prima parte del racconto e dove, come ricorderete da bravi lettori attenti, avevamo assaggiato numerosi whisky, c'è bisogno di una pausa tattica e di mettere qualcosa nello stomaco. 
Una piccolissima locanda, il cui interno moderno ricorda più la scena iniziale di Pulp Fiction che la Scozia, ci viene in aiuto con una zuppetta di pesce (vario, misto, non chiedetevi mai quale perché non sapranno dirvelo...) del giorno.


A questo punto come non aggiungere del goats cheese fuso con frutti di bosco e cipolle caramellate? Ecco fatto il pranzo.


Pomeriggio di svago "animale", camminando alla ricerca di Mull of Oa per le foche che lì spesso stazionano (ne abbiamo avvistate un paio in lontananza, ma il loro richiamo era forte e nitido) e dell'American Monument, gigantesco obelisco monumento ai caduti USA in un prato scosceso sul mare. Sempre con la sensazione di essere osservati...


La mattina successiva si riparte per nuove esplorazioni di malto. 
Tappa strategica per la seconda colazione in un posto all'apparenza improbabile, in cui non entrereste se non costretti dalla certezza che non vi sarà altro per km e km. E invece no: la cucina (a vista!) è la cucinetta di una casa, ma pulita, con tanto di fornelli e fornetto. La signora che lo gestisce è squisitamente gentile, il toast (con cheddar), tè e cappuccino che ci facciamo servire sono più che gradevoli. Intorno regna un buffo caos, un po' bazar, un po' casa delle bambole, volendo ci si potrebbe comprare anche una poltroncina vintage o una crema anti rughe. Tant'è.




Poi alcuni km di stradina tortuosa, di quelle che dici "di sicuro abbiamo sbagliato, giriamo" conducono alla distilleria di Bunnahabhain. L'unica "a non aver ridipinto tutto l'edificio di bianco per seguire la moda", ci dice come prima cosa orgogliosa la guida.
Edificio spartano, come quasi tutte le distillerie, peraltro, ha la caratteristica singolare di produrre al 90% whisky unpeated, cioè non torbato. Questo a differenza delle altre di Islay, dato che l'isola è proprio caratterizzata dalla presenza cospicua di torba e i whisky qui prodotti hanno il tratto distintivo del torbato, appunto.



Visitiamo la produzione, ferma perché di sabato, ed ecco il contenitore per il mash (mash-tun) dove viene aggiunta acqua calda a più riprese e a temperature differenti perché il malto, essiccato durante i primi processi, maceri.



E nella sala successiva i wash-back, enormi tini di legno all'interno del quali, con un borbottio deciso, avviene la fermentazione del mosto di malto.


E' poi la volta dei  pipesgli alambicchi all'interno dei quali avviene la distillazione vera e propria ed entra in gioco l'alcol. Questi, per inciso, sono fra i più grandi di Scozia.


Di ritorno dalla distilleria, ancora pomeriggio pieno e sole alto e del tutto sobri, ci fermiamo al campo di bocce di Bridgend. Poche parole, ma dovute soprattutto a chi ce lo aveva dato per imperdibile, come effettivamente è: si entra in una stanzina dove non c'è nessuno, si lasciano 2 pounds a giocatore, si ritirano le bocce (non tonde, ma dalla curiosa forma schiacciata) e si occupano le piste. Non infierirò sullo sconfitto della giornata, ma le foto che seguono possono forse chiarirvi chi ha vinto il lunghissimo torneo... Divertimento folle.


La cena non poteva che essere a Bridgend, nell'omonimo Hotel. Ore 18,30 ci accomodiamo. Ormai abbiamo veramente assunto le abitudini scozzesi. Forse persino i tratti somatici, di sicuro il tasso alcolico.


Pasteggiamo con calma e dedizione, salutiamo alcune ore dopo il Bridgend Hotel e rincasiamo, satolli di capesante, salmoni, granchi e aragoste. Una delizia, forse il mio posto preferito fra quelli visitati. Ve lo consiglio, se sarete di passaggio. Ma occhio ai perfidi e minuscoli insettini che pullulano nei prati lì intorno al calare del sole... o rischierete di essere e non di fare un pasto.



Il giorno seguente lo passiamo praticamente immersi nella natura selvaggia, direbbero a Geo&Geo, e così tanto scozzese: strade bianche sterrate, colline ricoperte di erica, bella più che mai a settembre, con un solicello tiepido e poco vento. La vista del mare talvolta lontano talvolta vicino. Saliamo e riscendiamo viuzze, troviamo cimiterini di campagna, pecore pecore e ancora pecore. Love this place...


Natura, quindi, ma ancora il nostro pensiero va alla tavola e ai quintali di scallops (capesante) consumate nell'isola di Islay per produrre montagne e montagne di conchiglie ai bordi delle strade bianche. Gnam!


Gioia palese e non più nascondibile al raggiungimento della tappa più attesa: la distilleria di Ardbeg. A pochi km da Port Ellen (e vicinissima a Laphroig e Lagavulin), produce uno dei miei whisky prediletti. Situata, come tutte, sul mare, appartiene oggi al gruppo LVMH che l'ha salvata dall'ennesimo e ultimo fallimento, ridando posti di lavoro e una spinta non indifferente al prodotto. Qui ho anche effettuato l'acquisto compulsivo con la "A" maiuscola del viaggio: una bottiglia di costosissimo whisky Supernova, dietro al quale c'è un intrigante racconto di viaggio nello spazio. La bottiglia, tristemente già vuota, occhieggia alla sottoscritta dalla libreria di fronte alla quale scrive. Ma ne ho goduto assai.




Prima della visita, dato che ci piace imparare e bere a stomaco pieno, ci concediamo un pranzetto veloce a base di sandwich e birra locale, Islay Ales, al Bar della distilleria, che vi consigliamo non solo per la cortesia del personale, ma anche per la qualità di ciò che si mangia. Rigorosamente non oltre le ore 15.00.



Ma ad Ardbeg, e ricordatelo dato che in nessuna dico nessuna guida troverete questa dritta, si può assaggiare anche il più buon Sticky Toffee della Scozia. Vi sfido a trovarne di altrettano morbidi ma di carattere, dolci ma non stucchevoli, toffee senza essere troppo sticky. Spazzolato.



Lasciato il tempio di Ardbeg dopo circa due ore e tutti gli assaggi del caso (la maggior parte degli Ardbeg li trovate anche da noi in Italia nelle enoteche ben fornite), abbiamo solo il tempo di un rapido cenno ossequioso di saluto al colosso dell'Isola: Lagavulin. Onore al malto.


Ed ecco che si avvicina il momento di cena. E Bowmore ci regala un tramonto grandioso che cola sulla distilleria e non solo. Sono una "cacciatrice di cieli", li osservo e catturo quando posso, ma da tempo non mi capitava di assistere a una sequenza così bella, da restare zitti zitti ammutoliti e chiedersi perché mai ci prendiamo il diritto, talvolta, di essere infelici quando esiste qualcosa del genere e noi ci stiamo sotto tutti i giorni della nostra vita.




Terminato lo spettacolo naturale, e con la temperatura calata di parecchi gradi, ci rifugiamo volentieri nella saletta del The Harbour Inn, vicinissima al molo.


Perdonate il cinismo, ma sarò estremamente sincera: dopo aver trascorso l'intera giornata a passeggiare in mezzo al bestiame (e che gran bel bestiame!), scorrendo il menu decidiamo subito all'unanimità cosa scegliere: carne sia! E quindi ecco una deliziosa bistecchina con patate e pomodori ripieni di mandorle e qualche vino al bicchiere (una Guinness per me).


Il finale, si sa, è la parte più triste. Arriva anche stavolta il momento del congedo, dell'arrivederci alla prossima volta, bella Scozia mia! Un'occhiata tra me e Tessa e subito capiamo dove dobbiamo finire: Port Ellen, prato di fronte al White Heart Hotel, due panchine e un tavolino. E' piuttosto freddo (il piumino non basta...) e anche parecchio buio, ma il cielo ricompensa con una vista della via lattea che stordisce. Facciamo qualche chiacchiera, beviamo l'ultimo dram (forse gli ultimi due o tre) e ci riappacifichiamo. Con tutto e tutti. Almeno per quella notte.



Che anche il vostro piede inciampi nella terra di Scozia, prima o poi. Questo il mio augurio.
Slàinte mhath!

Un ringraziamento speciale a qualche amico:
a Andrea, con il quale per primo ho scoperto la Scozia e la passione per il Whisky;
a Leonardo, che mi ha riportata (in senso figurato) alla mia amata madrepatria e di nuovo al dolce distillato degli dei (oltre ad aver suggerito tappe fondamentali di questo viaggio);
a Vijay, che negli anni trascorsi insieme ha sopportato, senza una piega, di trascorrere vacanze su vacanze al freddo del mare del Nord per farmi sentire a casa;
ai compagni di bevute vicini e lontani, recenti e antichi, perché il whisky bevuto in compagnia è cosa grandiosa;
a Paolo e Tessa, infine, splendidi e pazienti fratelli di viaggio.

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