Luglio svedese... si sta freschi! Pure a tavola.

COME IL CACIO SUI MACCHERONI│ Mentre qui si soffriva... 

Avete presente quando in alta Toscana i termometri segnavano 75°C all’ombra ed il tasso di umidità relativa rasentava il 118%?
Bene, io ero in Svezia. 22 gradi di temperatura massima, venticello fresco (poco sopra alla “ventilazione inapprezzabile” alla Sandro Ciotti), cielo parzialmente nuvoloso. Si dormiva (bene) con la coperta.


Avete presente le cene di famiglia in Toscana (che iniziano con crostini, affettati misti, olive, al limite qualche cipollotto, un po’ di pappa col pomodoro o panzanella e magari pinzimonio)? Oppure quelle napoletane da tregenda? O le allegre famigliole siciliane che quando sulla spiaggia ci sono 48°C (alla faccia di Caronte e Flegetonte) tirano fuori una leggerissima pasta al forno preparata la mattina alle 6 con finocchietto selvatico buttato là come se piovesse? O, infine, le famiglie baresi che abitano nella zona del lungomare che scorre verso sud e la sera, per garantirsi una sana cena all’aperto, “scendono” dall’appartamento (o dalla bauliera dell’auto) tavolini, sedie, cani, gatti, canarini, alimenti e bevande di ogni genere? Bene, io ero ancora in Svezia che mi gustavo una cena di famiglia svedese, direi non “aggiustata” dall’origine italiana di parte della famiglia e dalla presenza degli italici ospiti.
Prima della cena “ufficiale”, un pranzo (il giorno precedente) leggero e informale di benvenuto.
Uso piuttosto marcato di patate (in forno o lesse), ottimo burro presente un po’ ovunque, sia da spalmare sul pane sia per cuocere le patate, salmone marinato e affumicato, lo sformato di un formaggio di mucca proveniente dal nord della Svezia davvero gradevole, il Västerbotten, noto come Västerbotten cheese pie: questo tragga poco in inganno, in una nazione dove i film sulle tv nazionali vanno tutti in lingua originale con sottotitoli in svedese.
Veniamo alla cena «ufficiale», sfrondandola dalla cordialità, dalle battute, dal clima sereno e sorridente che l’hanno animata.


Piatto forte della cena era il cervo al forno, ottimamente cucinato, carne davvero tenera, bagnato da una salsa ai funghi gallinacci e accompagnato da una gelatina di ribes nero (Svartvinbärsgelé). Come contorno patate al forno e piselli. Vino scelto per la serata un Ripasso della Valpolicella. 


In chiusura un dolce ai mirtilli con leggera crosticina che si era formata per la cottura in forno di una densa crema a base di farina (effetto visivo che potrebbe vagamente ricordare quello di una torta mimosa): per smorzarne il gusto (tipico dei mirtilli) il dolce si accompagna con gelato alla crema o con una crema piuttosto liquida alla vaniglia.
Ho scoperto che a quelle latitudini hanno i medesimi problemi nostri con la selvaggina, il numero di cervi (e simili) e di cinghiali (una razza che sarà non proprio identica alla nostra) è fuori controllo e così come sulle nostre colline e appennino ci sono squadre di cinghialai viene fatto altrettanto in Scandinavia e per il solito motivo. Ed anche che i cervi non hanno alcun timore ad entrare in giardini residenziali, poco o per niente recintati il più delle volte, per smangiucchiare dell’erba indisturbati.


Rapida chiusura sui ristoranti italiani… incrociato varie insegne, soprattutto nella città vecchia, da Rodolfino a Da Peppe, da Michelangelo a Paganini e ancora Capri e Capri2, Italiano e compagnia discorrendo.

Ho visto cose che voi umani… da liste di vini con Brunello di Mongalcino (sic!) venduto a 1.300 corone svedesi circa senza indicare annata e azienda vinicola, alla ricetta dei Rigatoni alla Norma con mozzarella di bufala e pecorino romano, dal Rorero Arneis (sic nuovamente! Deve essere ostico copiare un’etichetta) al pesto tirato a caso in piatti di pasta e nella pizza, a pizza Margherita venduta a 15 euro neanche fosse un antico francobollo del Regno delle Due Sicilie.


Ma, ad onor del vero, anche qualche onesto tentativo di proporre semplice cucina italiana in modo decoroso, da “taglieri” molto costosi e poco consistenti ma di prodotto di discreta qualità (salumi e pecorino soprattutto), ad un carpaccio rucola e Grana assolutamente apprezzabile, per arrivare ad una latta di Olio De Cecco bene in vista in un locale turistico su Strand Vagen che mi è parsa quanto meno un’attenzione alla scelta italiana del prodotto.

Prezzi decisamente esosi, ma comprensibili un po’ per la catena di distribuzione da remunerare, un po’ per il costo di trasporto, un po’ per la insana abitudine, evidentemente non solo italiana, di tirare il collo ai turisti.


Alla prossima!

AS

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