Di conventi, produttori e cose di vino a Montepulciano - Il Conventino

LOVEAT E  LA TOSCANALunga vita al buon vino!


 
Montepulciano. Provincia di Siena.
Tanto per non confondersi con l’altra Montepulciano. Che peraltro è uva e non luogo geografico.
Pontedera, provincia di Pisa (e feudo di Piaggio).
E qui c’è poco da confondersi.
Anche se, di nuovo, Piaggio non è un luogo geografico.
 
Cosa unisce queste realtà della regione Toscana distanti due ore abbondanti di auto?
Probabilmente solo una: la famiglia Brini. Famiglia che col suo Conventino, 23 ettari di terra posti ad un’altezza variabile fra i 250 e i 580 metri sul livello del mare, sta scrivendo una delle più recenti e valide pagine del Montepulciano.



La famiglia Brini è nota per l’attività in ambito legale, tre fratelli molto conosciuti nella loro città sia per la propria attività che per interessi ulteriori all’ambito avvocatizio.
Dodici anni fa i Brini ebbero l’opportunità – che dai risultati ottenuti possiamo ex-post giudicare senza dubbio colta in modo brillante – di acquistare le aziende Il Conventino e La Casella, poste nel cuore della produzione del Nobile di Montepulciano.
Ai fratelli Pino, Duccio ed Alessandro si sono uniti ben presto i giovani della generazione successiva, Alberto ed Enzo, fra loro cugini, che con incarichi differenti sono operativi all’interno dell’azienda, facendone la loro occupazione. Una occupazione che li ha portati lontani da casa e sempre attivi per portare ai migliori risultati la produzione dell’azienda.

  

Con Enzo, il più giovane della famiglia, di recente mi sono intrattenuto in una cordiale chiacchierata, al termine della quale, dopo aver discusso a lungo attorno all’argomento vino, ci siamo soffermati su aspetti vacanzieri, sulla voglia di un viaggio dall’altra parte del mondo, su un aperitivo da prendere assieme in Versilia, in una serata indefinita della prossima estate, in progetti che Enzo intende sviluppare nel prossimo futuro.
 
Il Conventino produce mediamente circa 100.000 bottiglie (diciamo con una tolleranza del 10% in più o in meno a seconda dell’annata) e si chiama così perché 700 anni fa era proprio un piccolo convento.
Circa 30 anni fa, una coppia di tedeschi decisi a far vino ed offrire ospitalità comprò il Conventino, all’epoca un rudere, lo ristrutturò, avviando una piccola attività agrituristica ed una piccola produzione di vino.


Oggi il Conventino ha in catalogo rossi, bianchi, rosé, vinsanto, grappa: fra i rossi, il Cambio, un sangiovese in purezza IGT, rientra bene nell’aneddotica di questa azienda agricola dovendo il suo nome ad un vero e proprio cambio nella vita della signora tedesca che era titolare di questa attività.
Dopo 8 anni dalla prima annata di Cambio arrivarono i fratelli Brini, grandi appassionati di vino. E ci fu un ulteriore cambio.
 
 
La filosofia aziendale da quel momento è sempre stata quella di una produzione biologica (l’azienda è bio da quasi 20 anni) e di alta qualità, usando esclusivamente uve autoctone, espressione vera del territorio, quali il Prugnolo Gentile.

Punto di forza è ovviamente il rosso, con Nobile e Riserva Nobile DOCG a livelli elevati.
Prodotti spesso valutati positivamente dal Gambero Rosso, segnalati nella guida Slow Wine. Solo per citare alcuni riconoscimenti, il Nobile 2010 ha ricevuto tre bicchieri dal Gambero Rosso, la Guida Vini dell’Espresso valutò con 18/20 la Riserva 2006, la statunitense Wine & Spirits addirittura ha inserito il vino del Conventino fra i migliori 100 bio nella classifica mondiale.
 
Con queste premesse, si può capire come le bottiglie prodotte dalla famiglia Brini siano proposte con soddisfazione sul mercato nazionale ed internazionale, con particolare attenzione all’Europa, agli Stati Uniti e ad alcuni paesi dell’Estremo Oriente.
 


Lunga vita al buon vino di Montepulciano dunque!
E anche a chi vi scrive.
Infatti già da ora vi prego di prender nota della mia prossima recensione sull’argomento, fra tre secoli, quando sarà festeggiato il millennio dalla costruzione del Conventino.

 AS

 

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