Trattoria del Gallo Nero. O del Made in Italy in Estonia

COME IL CACIO SUI MACCHERONIAvventure di cibo


La zona che va dalla porta orientale di Lucca a Serravalle Pistoiese ha dato i natali a ristoratori presenti in varie parti del mondo. Nei primi anni Settanta erano oltre  duemila persone (familiari compresi ovviamente) partite dalla Valdinievole o dalle contigue zone di Altopascio e Capannori per andare ad aprire ristoranti e trattorie nella sola città di Milano: questo mi raccontò un ristoratore originario di Ponte Buggianese una decina di anni or sono al termine di un pranzo primaverile nei pressi dell’Hotel Marriott, assieme ad altri aneddoti relativi agli anni Sessanta ed alla presenza nel capoluogo lombardo di Massimo Masini, gloria della pallacanestro toscana, all’epoca nelle «scarpette rosse» della Simmenthal Milano.
Col passare degli anni, con i figli che in molti casi hanno deciso di non seguire le orme professionali dei genitori, questa presenza si è assottigliata.
Abbiamo tuttora fior di ristoratori in tutti i continenti.
Girando il mondo, capita di imbattersi in ristoranti «toscani» di recente o meno recente inaugurazione.
E’ strano, o quanto meno originale e pertanto maggiormente apprezzabile, quando una presenza recente si radica ed assume forza in uno Stato, l’Estonia, estraneo a logiche turistiche internazionali e alla emigrazione di massa italiana.
 
Sto parlando dell’esperienza che sta maturando a Tallinn un pistoiese, Marco Giomi, giornalista professionista, che ad un certo punto della sua vita, come sta succedendo ancora oggi a molti giovani, decise di andare a vivere all’estero e di inventarsi una professione diversa.
Marco attualmente è proprietario della Trattoria del Gallo Nero, dell’Osteria del Gallo Nero ed ha in apertura una terza struttura, la Taverna del Gallo Nero.
Il ripetersi di Gallo Nero non denota una scarsa fantasia, piuttosto la volontà autentica di legare il nome in modo forte alla Toscana, al suo vino, creando di fatto almeno nel nome una logica che rimanda in modo chiaro ed inequivocabile ad una stessa persona e alla sua terra. Accanto a questa attività svolge quella di grossista di prodotti alimentari, cosa che lo porta periodicamente a tornare in Toscana e più in generale in Italia per visitare i suoi fornitori. 
 
 
Ho incontrato Marco l’ultima volta la scorsa estate a Lucca. Arrivato, con la sua compagna, in orario inusuale. Ma gli amici sono così…e si è dato vita ad un pranzo ad orario di merenda. E nell’occasione gli chiesi di far mente locale sull’inizio di questa sua positiva esperienza.
"Nel 2003 decisi di lasciare la Toscana, Pistoia e la Valdinievole, per la mancanza di trasparenza e meritocrazia. Alla fine degli anni '90 ero stufo dell’Italia, non mi piaceva vivere di incertezze, nell'instabilità e nella percezione di spazi ridotti di crescita professionale. Decisi di lasciare il mio Paese, ma solo più tardi scelsi di trasferirmi a Tallinn, dove ero stato cinque o sei volte. Avevo sempre pensato che Tallinn fosse una città dove si potessero realizzare i sogni. Iniziai partendo con un progetto: importare e distribuire generi alimentari".
Nella sua avventura all'estero, all'inizio scelse la collaborazione di un partner d'eccezione: un precario dell'Ice, l'Istituto italiano per il Commercio Estero.
 
 
"Avremmo condiviso - io dall'Italia, lui in Estonia - l'impianto e lo sviluppo di questa impresa. Si lavorava 12-14 ore al giorno ed i risultati non erano dei migliori. Volevo puntare alla grande distribuzione, i supermercati, ma non avendo avuto prima esperienze in materia, peraltro in un paese straniero e senza conoscere la lingua locale, l'avvio non fu facile. Inoltre c'era da tener conto delle normative locali che ostacolavano - impedendone di fatto l'ingresso fino al 2004 - la commercializzazione delle eccellenze provenienti dall'Italia: niente Parmigiano, Prosciutto di Parma e mozzarella".
La prima vera opportunità si presenta come un colpo di fortuna a coronamento di un’intuizione: un contratto di fornitura di pane precotto (di Altopascio, la Toscopan) a Rimi, una catena di supermercati estoni. Quel primo contatto sarebbe stata poi l'occasione per fare il salto definitivo nel circuito distributivo estone. Prodotti nuovi, interesse dei compratori, un po’ di coraggio. Al di là dei numeri e dei risultati, poco allegri, servì da incoraggiamento. La "coppia" andò avanti allargando l'offerta ad olio, pasta e balsamici. Arrivarono altri contratti di fornitura per altre catene, alcune di lusso, come la Stockmann, una istituzione in Finlandia.
"Il caso volle che la nostra iniziativa coincidesse temporalmente con l'adesione dell'Estonia all'Unione Europea (1 gennaio 2004), con l'imminente apertura a Schengen (1 gennaio 2006) fino all'adesione all'Euro (nel 2012). Un punto di svolta: cadendo i muri protezionistici, nascevano nuove opportunità di mercato. E noi eravamo i primi a farlo. Sparirono dagli scaffali tutti i prodotti in cirillico e ci fu campo libero per tutte le bontà di mezza Europa. A quel punto, capii che l'impegno diventava completo e non c'era alternativa: trasferirsi in Estonia e lasciare il lavoro in Italia".

"Imparai un mestiere, le leggi che regolano la circolazione delle merci, alcune leggi del mercato ed i vari aspetti ad esso legati - racconta -. La lingua era un problema, l'estone è difficile. Ma con l'inglese si può vivere e stringere qualche affare. Poi cominciai anche a cercare qualcos’altro perché volevo crescere".

"Non so se chiamarlo orgoglio. Fa piacere vedere che se ti impegni qualcosa succede. Guardando indietro ho saputo fare cose che sono state apprezzate, partendo dalle consegne in Estonia con un furgone Ducato del 1987 (450mila km), "donatoci" dalla Francia Latticini. Portarlo in Estonia fu un'avventura: fummo salvati da un meccanico polacco che parlava italiano. Facevo di tutto, dalle pratiche di ufficio, alle vendite, dalle fotocopie, alla contabilità ed infine, naturalmente, scaricare in un garage la merce. Fa piacere vedere che ho fatto qualcosa, mi sono impegnato, ho lavorato duro e che tutto questo è stato apprezzato".
 

 
AS


 

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