Una vita in campagna

I RACCONTI DI LOVEATIn cerca di un lieto fine

Ovunque girasse lo sguardo, nient’altro che campi coltivati e girasoli, un esercito d’orribili giganti che la osservava dall’alba al tramonto con espressione radiosa ed idiota. Basta! Aveva bisogno di cambiar vita, d’andarsene via e tuttavia era consapevole che da sola non ne sarebbe mai stata capace. Non che le mancasse il coraggio, ma per tirarsene fuori aveva bisogno d’una mano amica.
 
Una mattina d’estate, quando l’aria è ancora fresca e la rugiada comincia a brillare, accadde ciò che aveva tanto atteso. Lo scricchiolio delle zolle ed un respiro lieve come un fruscio di foglie le annunciò che qualcuno era lì accanto a lei. Immaginò i suoi occhi, posati sul suo corpo, che la fissavano con voluttà, e ne provò vergogna. Avrebbe voluto sprofondare per nascondersi all’impertinenza di quello sguardo, ma ben presto il pudore lasciò il posto alla speranza che il suo desiderio potesse avverarsi ed allora moltiplicò gli sforzi per mostrarsi più attraente. D’improvviso avvertì le ruvide mani d’un uomo che la sfioravano con leggerezza ed un brivido la fece fremere fin nelle fibre più remote. Finalmente stava per lasciare quell’odiosa campagna!
 
Mentre lui la sollevava per portarla via, lanciò un ultimo sguardo annoiato alle formiche che come ogni giorno sfilavano ordinate, mentre una gallinella, seguendole da vicino, di tanto in tanto ne beccava una con impertinenza, creando scompiglio fra quelle infaticabili bestiole: un caos che durava solo pochi istanti, poi i ranghi venivano di nuovo serrati e tutto tornava come prima. L’indomani non sarebbe stata più là. Ne provò sollievo, ma percepì in lontananza un’oscura malinconia per quel luogo che stava per abbandonare per sempre.
In macchina, vide correre il cielo sopra di sé, ma stavolta non erano le nuvole a fuggire capricciose. Era talmente eccitata! Una brusca frenata e su in casa, di volata.
 
“E’ una meraviglia!” disse la donna quando l’uomo, con aria giuliva, le mostrò il cespo di lattuga.
“Dio, com’è sporca! Dalla a me, le farò un bel bagno!” e la portò in cucina,  immergendola in una vasca colma d’acqua fresca.
“Adesso o stasera?” disse lui.
“Adesso adesso!” rispose eccitata la donna. “Appena colta è così bella…”
 
 
Quelle parole di cui non comprese il significato la terrorizzarono, tuttavia cercò di farsi animo. La sua non era stata una vita facile: vento, sole, pioggia, gelo ed animaletti d’ogni specie avevano messa a dura prova la sua (r)esistenza. Dunque era certa che se la sarebbe cavata anche in questa occasione. E tirando un respiro di sollievo si lasciò cullare dall’acqua e dall’illusione di poter sfuggire al suo destino.
Quando la donna rientrò e la tirò su, asciugandola amorevolmente, sorrise delle sue paure: era la prima volta che qualcuno la vezzeggiava ed era così felice.
Rimase per un po’ sdraiata sul tavolo avvolta in un candido strofinaccio di lino, infine, a tradimento, sentì il suo corpo lacerarsi a strisce, a tocchetti, a pezzetti minutissimi. Ebbe solo il tempo di sentire lui che sussurrava: “Sarà deliziosa, amore mio. Olio, sale e… ”
“… limone!” dissero lui e lei insieme, crudeli ed esultanti.
Poi perse conoscenza.
Il resto è bolo.
 
Giuseppe De Francesco

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