"Punto d'Incontro", secondo appuntamento - La Tavola bestiale del 27.11.14

LOVEAT A ZONZOImpressioni bestiali

Impressioni bestiali.
Quelle sulla tela consegnataci insieme alle posate e che abbiamo volenterosamente contribuito ad imprimere durante la serata con sughi, sughetti, liquidi vinosi e condimenti. Quelle, parecchio più interessanti, sulle facce (faccia rende bestialmente meglio l'idea rispetto a visi o volti) dei commensali, riuniti lo scorso giovedì al Punto intorno ad un'unica lunga tavola lungo la quale s'è svolto il convivio.



Inizialmente qualche scetticismo, come ce ne sono sempre, qualche commento tra il preoccupato e il faceto ("Be', ci daranno i piatti" o "Non mangeremo mica tutti insieme"), la tranquillità ostentata di qualche gourmand, giornalista e affezionato di tavole singolari che aveva tutto sotto controllo, la curiosità mia e di altri convenuti per una serata diversa, senza pregiudizi, in attesa.
E poi è iniziato lo show, con la regia di un divertito Andrea Salvetti, con alla macchina fotografica Lido Vannucchi (che, attenzione attenzione, abbiamo beccato più tardi a mangiare da un piatto, ma lo perdoniamo), Damiano Donati immancabilmente davanti dietro e intorno ai fornelli, Tommaso in sala, che osservava le reazioni.

Nell'ordine: s'è cominciato con un anarchico misto di verdure rigorosamente di stagione seguito poi dalla farinata con una sfoglia di riso venere soffiato. E fin qui ciascuno, abbastanza composto, contemplava e attingeva cibo dal proprio spazio vitale.


Il vino proveniva da un boccione appeso al soffitto ed era in auto-somministrazione a ciascuno attraverso simil-flebo, che hanno subito scatenato in me, confesso, fantasie ludiche e paramediche. In fondo il vino ha un che di terapeutico e salvifico. Tant'è.


Poi la rosticciana con salsa barbecue, che ha contribuito, diciamolo, ai migliori schizzi e macchie su tela e su abiti. Ormai parzialmente disinibiti e socializzanti, dato che ciascuno si era presentato a quel punto della serata almeno ai propri vicini e dirimpettai, si sono iniziate a vedere forchette che sconfinavano accompagnate da "Scusami, tu non lo mangi, vero? oppure "Ti dispiace se ti rubo un pezzettino?" dei più sfacciati.

Tra una portata e l'altra, intervalli fumosi in cortile in cui si discuteva di politica, massimi e minimi sistemi, chi parlava in francese chi in inglese, chi provava ad abbeverarsi in maniera impropria mungendo nel bicchiere dell'acqua la propria cannula e quella abbandonata per qualche momento dal vicino.


Al dolce era calata un'allegria e una disinibizione generale: dita che si incrociavano pescando senza ritegno dal fondo cremoso i biscotti, lo chef che sbuffava qua e là sul tavolo crema dalla sac a poche, gente che intingeva appositamente la tela nella marmellata di cachi per "vedere cosa veniva fuori".


Ironia e voglia di giocare, che ciascuno ha messo, direi, a disposizione dell'altro: se il vicino ti macchia di vino e tu sorridi; se l'artista patron della serata passa e ti cosparge di cioccolato misto a caffè rovinandoti per sempre la camicetta; se sei igienista e condividi un legno comune; se hai sete di vino e accetti di succhiarne qualche goccia alla volta, allora vuol dire che bestiale è anche elegante, educato, paziente, inventivo, curioso di sperimentare e divertito.

E poi la sfida, la provocazione, il richiamo all'essenzialità e dell'essenzialità. Una scientifica scarnificazione dell'atto sacro del mangiare per quanto messo in scena con studiata costruzione. Un tirare fuori la capacità di sopravvivenza (qualcuno un tantino atterrito a tratti c'era) e di adattamento di questa grande bestia che è l'essere umano.
Questo, secondo me, il senso di bestiale, il senso della nostra strana serata.

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