Grane per il grano e per gli italiani "pastasciuttari"?

COME IL CACIO SUI MACCHERONIDiscorsi seri sul nostro alimento preferito.

Inizia con questo articolo una nuova collaborazione con AS (di cui trovate di tutto e di più in About Us), che scriverà con allegria e senza impegno per noi, quando e come vorrà. Come tutti gli amici che scrivono per noi.
Rubrica semiseria su cibo e dintorni, con puntate tecniche e puntate svagatissime. 
Chi leggerà vedrà...

Un po' per cultura, un po' per tradizione, le settimane scorse sono passate (anche) all'insegna dei commenti sulla vendemmia e sulla raccolta delle olive. Argomenti molto in voga nella campagna toscana, fra i professionisti del settore, gli appassionati, gli intenditori e più genericamente gli amanti del buon vino e della buona tavola.

La Toscana del nord, quella sub appenninica intendo, è invece refrattaria o comunque poco abituata ad altro tipo di ragionamento, quello sull'andamento della raccolta del grano. A dire il vero forse solo in certe zone della Toscana centrale e della Maremma questo tema è avvertito nella sua importanza.

Così come per olio e vino, infatti, la stagione climatica poco felice e ancora meno coerente ha influito pesantemente anche sul dato di raccolta del grano duro, materia prima principe della pasta secca. Spaghetti, penne rigate, rigatoni, fusilli e godibile compagnia sono infatti composti da soli due elementi, la semola di grano duro e l'acqua.


Il loro costo di produzione ed il relativo prezzo di mercato sono funzione certamente della contrattazione fra Big della distribuzione organizzata e aziende produttive ma partendo da un dato incontrovertibile che è quello del costo della materia prima.

Chi non segue le dinamiche dei mercati ignora che il costo della materia prima negli ultimi tre mesi è schizzato violentemente verso l'alto anche se per il momento non si avverte lo scarico del problema a valle, cioè sul portafoglio dei consumatori. Un prodotto popolare e di basso prezzo come la pasta corre il rischio - ci auguriamo scongiurabile - di diventare l'ennesima preoccupazione per le famiglie italiane.

È proprio di un paio di mesi fa l'intervista rilasciata da Xavier Riescher, direttore generale della seconda industria pastaia europea, a Lsa, una rivista specializzata francese, nella quale sono emersi i seguenti dati: il raccolto di grano duro in Europa è stato di 1 milione di tonnellate inferiore a quello dell'anno precedente; il raccolto in Canada, che rappresenta i 2/3 di commercio mondiale di grano duro, è in pesante deficit rispetto ai 12 mesi precedenti; a fronte di consumi mondiali per 38 milioni di tonnellate di frumento duro ne mancano 5 milioni alla produzione e, usate le scorte esistenti, ne mancheranno ancora 3 per le esigenze di consumo del pianeta.



Quindi meno grano duro e anche di qualità più scadente, cose che dovrebbero comportare un prodotto finito di minor pregio in termini nutrizionali (più basso tenore proteico tanto per parlar chiaro) e, se i mercati non si stabilizzeranno in qualche modo, anche con spinte sui prezzi al consumo (come dire: becchi e bastonati, pagar di più per un prodotto peggiore) e con probabili difficoltà per tutte quelle realtà imprenditoriali che non riusciranno a concordare prezzi remunerativi coi distributori.
Un quadro sinceramente desolante.
È un problema che si valuta come passeggero, si può ritenere che nel 2015, date le premesse, dovrebbero crescere le superfici coltivate a grano duro e si spera che non si ripetano le copiose piogge durante la fioritura e al momento del raccolto.
E menomale.
Farsi un piatto di pasta, condita da olio buono e locale e accompagnata da un bel bicchier di vino, rischia di diventare un'impresa!

AS

Post popolari in questo blog

Auguri da viaggiatore a viaggiatori

Dite tutti "Cheeeeeseeeee"!

Franklin '33. A Lucca si beve - Parte prima