Hong Kong, la lucciola d'Oriente

FUNA IL VIAGGIATORE ROMANTICOAd altri fusi...

Ecco la cena è finita: di solito i cinesi amano impressionare i clienti con l’abbondanza (sindrome assai atavica, fa leva sui desideri primordiali di una macchinina rossa grossa o di una bambola con più vestiti ha meglio è…) e quindi abbonderanno gli avanzi che saranno diligentemente invaschettati e insacchettati per chi paga il conto. Occhio a chiamarla doggie bag perché, almeno per rispettare il mica tanto immaginario collettivo il dog rischia più di essere nella bag che non a casa ad aspettarla J

E dopo l’ultimo stringi stringi di mani piccole lisce e mosce, mezzi inchini e sorrisi a occhi chiusi, siamo pronti per partire verso quel piccolo fazzoletto di terra passaggio di tanti padroni e di tanta storia, inclusa quella di oggi settembre 2014: Hong Kong

A Hong Kong per generazioni  è stato associata l’immagine di Suzie Wong e del suo mondo di collegamento fra lucciole esotiche e viaggiatori occidentali. In qualche modo Hong Kong era l’oriente su cui fantasticare negli anni ‘60, almeno con un film, almeno per me.


E in effetti fantastico lo è ancora oggi il mondo di Hong Kong, la più next delle ex. In oriente ci si imbatte spesso in ex colonie, spesso britanniche, altrimenti portoghesi, spagnole, olandesi, ma hong kong ha una sua identità così forte da essere sempre un altro pianeta rispetto a chi la comanda temporaneamente. Sempre avanti gli Hongkongers, come gli studenti e i dimostranti di Occupy Central che “dimostrano” come la libertà non sia solo un Iphone o un baffetto qua e là sul corpo ma anche il sistema in cui si vive, che forse ti da quanti Iphone vuoi ((notate bene che qui siamo nel regno dello shopping compulsivo) ma ha a cuore di toglierti la libertà di pensiero e di parola. E senza quelle libertà che gli dici a quell’imbuto rettangolare pieno di ormoni e di spioni? Poter vedere tutte le libertà degli altri in uno schermo “ammodo”e non avere la propria è come vedere gli altri mangiare il gelato…
Nota buffa, uno dei quartieri al centro  delle dimostrazioni è Wanchai, dove lavorava Suzie…
Sì, certo ancora una volta si mischiano le immagini di quella Cina di quando non ero rottamabile, e vedo lontane piccole e grandi strade alberate al tramonto dove gente in plastica posa vende dipinti in carta di riso, pentoloni fumanti con dim sum nella scatola cilindrica di bambu, miniature di vecchi come tabacchiere dipinte dall’interno, statuine di giada e d’avorio in mille scatolette istoriate.

La grande nave d’avorio nel Magazzino dell’amicizia all’uscita dello Star ferry a Kowloon, una zanna di elefante completamente incisa  e scavata a rappresentare il lato di una nave da crociera, con i passeggeri con espressioni miniaturizzate a mano e diverse una dall’altra, sì, quella oggi non c’è più, chissà.. venduta ad un nuovo ricco fungo, ma tutto il resto ….. sorpresa!: c’è ancora! resistente al passar del tempo e delle mode, sgusciante come un’anguilla a chi lo volesse catturare, vivo anche da morto come un capitone. Come in un corso per sommelier ultima parte, seguono abbinamenti per contrasto o per assonanza:

Accanto agli shopping mall mozzafiato di Times Square dove ti senti dentro un film e i manichini ti rincorrono nel loro mondo parallelo e trasparente anche mentre ascendi con ascensori di cristallo e scali scale intersecanti come quelle della biblioteca nascosta nel monastero del Nome della Rosa,  ecco che sotto un ponte di una delle sopraelevate di Causeway bay vecchie maghe con uffici portatili scacciano gli spiriti maligni dai clienti con suoni e voci di altri tempi mentre passano accanto mille tram di ferro istoriato che suonano le loro campanelle, scattosi come il mio trenino Lima dei tempi senza telefonini.



Accanto ai Mcdonald, Pizza Hut e Starbucks etc etc, la gente entra a frotte in vecchi riti della farmacia tradizionale pieni di pozioni magiche di ali di pipistrello o nei ristorantini asfittici con i tavolini-mosaico dove da tempo immemore antichi camerieri servono a vecchi clienti di ogni giorno dim sum e minestre wan ton sempreverdi.



I supermercati alimentari a più piani se la devono vedere con i mercatini rionali che vi fanno fare un tuffo carpiato doppio nel passato. Qui 626 è un numero forse arabo ma di sicuro non orientale. Qui è il lato B del luccichio, affascinante come il cheongsam con gli spacchetti alla Suzie (o, per par condicio, come William Holden, oh insomma: per saperne di più compratevi “Il mondo di Suzie Wong”, su internet si trova a 9 euro..)
Per ripetizione (o se volete moltiplicazione tipo gremlins) invece seguono uno accanto all’altro negozi seriali con esposizioni seriali di scarpe colorate in blister e ristoranti-clinica con cibi colorati dall’apparenza siliconica, anch’essi of-course-di-corsa in blister. 



In questo gigante raduno di alpini senza cappelli un compra tutto dappertutto, perfino in mezzo alle scale mobili ci sono cornucopie di articoli con tanto di prezzo e barcode o Qrc da immortalare con smartphone per la cassa, unica distrazione ad una giornata passata protetti (isolati) da uno schermo. Già in voga la lettura del Qrc (quick reading code) da liste-utente che registrano il tuo indirizzo e portano tutto a casa.
Il futuro assomiglia ad una cella….il motore di ricerca TI ricerca ed incasella..
Finché non elimineranno il problema del packaging, almeno i vecchi e le vecchie curve potranno continuare a lavorare fino a 1000 anni spingendo i carretti dei cartoni vuoti ripiegati, che a Hong kong sono 1000 milioni ogni giorno.

Si costeggiano sciami di condominii con le inferriate uguali ai negozi di gabbie in bambu, quelle per gli uccellini che si portano a spasso come animali da compagnia al Birds Market. Vi riempite gli occhi al Flowers’ Market di strada con le orchidee giganti e vi svuotate il portafogli nel palazzo Armani dove sarete laccati nell’Armani Restaurant, vestiti in ACode, AJeans, AKids e…Flowers.

Hong Kong come un universo di mille umori e fusi: chi fa colazione all’ora di pranzo chi la fa a quella di cena e viceversa, chi si sente più estivo chi più invernale, in giro vedi gente con il piumino accanto a gente in canottiera, uno con gli scarponi e l’altro con le ciabatte, rispettivamente o no.  e nessuno che guarda con stupore gli altri, anche perché tutti guardano nel microschermo delle realtà “aumentate” (?!). Touch screen e touch reality a distanza di un dito…

Meno male in tanto flusso appaiono bimbi-e e ragazzi-e con le loro uniformi scolastiche old England ma con espressioni e raggruppamenti da quella età, equamente divisi fra merende con teste di anatra e i bar di chirurgica pulizia dove studiare wi-fi e poi scendere ancora in strada e imbambolarsi davanti a chi scrive a mano storie con ideogrammi.


Nella selva delle lucine quadrangolari che illuminano i visi seri dentro al metro un piccolo eroe del nostro tempo gioca con un aereo di carta piegata ad arte. Vi ricorda qualcosa? È un raro esemplare giovane di specie da salvare? Beh, se non salviamo i bambini, chi salverà il mondo domani?
Torno a casa. Una volta l’aeroporto cittadino Kai Tak era un’avventura nell’avventura: incredibile ma era proprio in centro città, a Kowloon, un solo corridoio di volo per entrata e uscita (piste 13 e 31) che creava nugoli di aerei che attendevano il loro turno come avvoltoi per calare effettuando il famoso Hong Kong turn su quella selva di grattacieli, nell’aria albuminosa dell’alba, con le ali che quasi grattavano i grattacieli, gli occhi assonnati dei passeggeri che incrociavano occhi assonnati di hongkongers che si radevano…

Oggi  l’aeroporto è messo in sicurezza su un’isola artificiale (c’est la vie…) ma prendere il volo della sera, di solito poco prima della mezzanotte, è ancora emozionante e voglio sempre un posto al finestrino per spiaccicarci il naso!
Si lascia la baia con le colline sparse le luci scintillanti di milioni di lucciole e lampadari. Tutto è come inondato da una polvere magica, ci si inoltra oltre, fra luci altre, le navi alla fonda là in fondo, anche loro lucciole nel mare calmo e scuro. E il motore che ruggisce sempre più la rabbia di lasciare tale magia lievi accende le lucine sulle nostre ali.  Nel cielo stellato.

E nel cielo stellato, guardando le lucciole sulla terra e quelle che poi finiscono in mare, finalmente divento lucciola anch’io.



Francesco Funaioli

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