Cina a morsi e sorsi - parte seconda

FUNA IL VIAGGIATORE ROMANTICO Cosa bolle in pentola


Ormai siamo entrati, non possiamo più fuggire da tutti quei pesci, coccodrilli, serpenti, conchiglie monolocale etc etc e soprattutto non sapremmo come e dove fuggire visto che i veri ristoranti (1000 copertipiù o meno) sono perlopiù dei labirinti con decine e decine di stanze private e corridoi.
Arriva la cameriera, di solito con cuffia tuttuno con l’orecchio come un’elicotterista in Vietnam che spiega a chi vi ospita cosa si può fare e negozia con lui come avverrà la serata.

La lingua cinese è una lingua tonale, nella quale cioè il significato delle parole varia con i toni (per intenderci: ascendente, piatto, discendente e uno che si può dire “impennante”) quindi secondo come si pronuncia la stessa sillaba si dirà mamma o capodoglio o supercalifragilisticespiralidoso o anche … oh no no quello proprio no, non lo potete dire!!!
Più semplicemente quando parlano fra di loro non si sa se stanno litigando, se si stanno capendo o se parlano di cosa vi sta per succedere e per questo strepitano, planano e poi ridono….
Se già i piatti principali non sono stati scelti nella passeggiata fra le vasche, per gentilezza vi faranno vedere menu fotografici di notevole fattura fotografica, che vi aiutano ad evitare più che scegliere.
No serpenti, no bodde, no quellarobalì marine etc, però dopo ci sono i consigli melliflui ma con toni da arti marziali e profondi cenni di assenso, il che vuol dire che dalla rete passerà una qualche zuppetta di cavallucci marini...


... o qualcosa che avete visto e non avreste mai messo nella letterina a Babbo Natale...


C’est la vie…
In realtà il menu foto serve anche ai cinesi per capirsi fra di loro, visto che fra tutti i toni e i dialetti capita di non capirsi da una parte all’altra della città, che, se è piccola, ha almeno 4 milioni di abitanti e rischia di essere a cavallo di 2 fusi orari.


Le foto in sé spesso sono una galleria di fantasie tragicomiche, che passano da Dario Argento a Vatel, dal porcellino con gli occhi pomodorati agli improbabili food matching fra tartarughe stelle marine e scorpioni, zampe di gallina piene di nonchalance, fino alla vera rappresentazione dell’arte cul-in-aria.





Ed eccoci all’apparecchiatura, da elementare a sontuosa, di solito con base rotante al centro, broccati, specchio in alto a rispecchiare la vostra cena 




Ma tanto la vostra attenzione sarà focalizzata sulle bacchette. 
Qui i sorrisi si sprecano, si provano le posizioni come dei lottatori di sumo, sì ce la posso fare..., ma sotto sotto si trema sempre un po’. Anche perché quasi sempre portano come stuzzichino delle noccioline.


Noccioline e bacchette. Quando ero piccolo, nella lingua colorita e sagace delle periferie, per dare l’idea di un’azione difficile, si diceva “levarsi i peli del culo con i guantoni da boxe”. Mi è ritornata in mente al primo piatto di noccioline.
E guardando le mie bacchette sono riaffiorate anche le immagini catastrofiche di quando si giocava a “Shanghai” (quando si dice il destino...).
Se vi consola, tutto si può peggiorare: quando andrete in un ristorante coreano, vi daranno bacchette di ferro, piatte.


E allora rimpiangerete anche i guantoni da boxe. 
(continua…)

Francesco Funaioli

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