Cina a morsi e sorsi... (parte prima)

FUNA VIAGGIATORE ROMANTICO Cina nel piatto

Frrrrr frrrrr din din din...

Non è l’inizio di un poema futurista, è solo il rumore di migliaia di biciclette e relativi migliaia di campanelli.

La Cina come l’ho conosciuta 30 anni fa era a onor del vero il paese dei campanelli. Clacson se ne sentiva pochi, essendo le macchine privilegio di funzionari del partito e qualche sparuto taxi. 




Cattivo me che non ho fissato sul negativo tante cose e ora sono costretto a imporvi onomatopee, ma veramente mai un paese, o meglio un pianeta, è cambiato così velocemente.
In tutto. Ma non nel cibo e come lo si mangia.
Certo un dettaglio a dir poco singolare era che nei pochi ristoranti c’erano solo tavoli comuni e tutti sputavano per terra e buttavano anche avanzi, quindi si camminava su un tappeto che non ho più conosciuto, oltretutto non c’erano né gatti né cani che potevano goderne per la semplice ragione che erano anche allora più nei piatti che sotto al tavolo.
L’igiene in molti casi è aumentata, in altri no.



In tutto l’oriente si rutta a ruota libera e il cartello di non sputare è stato uno dei più gettonati da chi ha fotografato le olimpiadi di qualche anno fa.
 C’è un detto che suona tipo “in 1000 giorni in Cina puoi mangiare 1000 piatti diversi” credo che tutto sommato sia riduttivo.

A noi il globale, a loro locale e stagionale
Quando si parla di cibi cinesi si pensa a varie cose mediamente fritte, immangiabili, che arrivano in container da chissà dove etichettate chissà come e che ahinoi ci beccheremo anche se non andiamo al ristorante la Grande Muraglia (quasi tutte le città del mondo ne hanno uno) perché ci saranno spacciate come vere verità, tipo pomodoro san marzano o mozzarella o merluzzo. Nomi veri per alimenti falsi.

In molti casi questo è vero. La Cina produce e imita praticamente tutto e noi abbiamo addosso, in casa e mi sa anche nello stomaco qualcosa di pur vagamente cinese anche senza volerlo al 100%.

Se si va in Cina tutto questo rischia di prendere una piega inaspettata. La Cina è un altro di quei posti di eccessi, di tanto, moltissimo, qui veramente sembra senza fine. Tutto in costruzione, distruzione e ricostruzione. Tutto aperto dappertutto, una città si fonde con la periferia di un’altra. Un formicaio che non quaglia con le nostre logiche e i nostri riferimenti. Impossibile.

Tanta energia per miliardi di persone, fantastilliardi di cose che quelle persone usano.



Un formicaio? Bah…roba da dilettanti: le formiche sono nude, non comprano, non bevono da bottigliette o lattine o anche solo tè, non mangiano di tutto a quasi qualsiasi ora, non leggono, non si spostano così visibilmente…
Però però…in quello sconfinato essere ed abitare, ogni poco ci sono gli orti. Sì avete capito bene, orti. In 2 versioni, una orto semplice e una orto con vicino laghetto e pompa di ossigeno al centro per i pesci.




 In sostanza al resto del globo mandano di tutto, copiato, intrugliato e pieno di conservanti (come è logico per qualsiasi cosa naturale che viaggi, ricordatevelo bene…), ma per sé vogliono solo roba fresca e VIVA.

La pausa pranzo e l’orario di cena sono orari assai rigidi e questo vuol dire verdure, frutta, pesce e carne che non può mancare per questioni di traffico (ricomincio con la descrizione apocalittica??? J L) quindi deve essere l’orto della porta accanto e qualsiasi cosa animata lo deve essere fino a poco prima di essere cucinata.
Da qui si capisce che la verdura e la frutta, nella normalità, è solo locale e stagionale, gli animali vivi, quindi, “anche a occhio” come disse il cieco, senza conservanti ulteriori di sorta.


Entriamo quindi in un ristorante come in uno zoo dentro un orto botanico, dove vedremo e sceglieremo in tempo reale cosa mangeremo e come potrà essere cucinato di lì a poco per voi: il vero espresso cinese… chissà dove andrà ?




(CONTINUA…)


Francesco Funaioli

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