Colori e sapori con-turbanti - India 2014

IL FUNA VIAGGIATORE ROMANTICO Atom earth mother (o della nonviolenza atomica)
 

Dai tempi del Sig Khurana-alias-mio nonno Giovanni, con il suo figlioletto Siddhart che quindi risultava essere mio padre…, cioè da  quel giugno del 1994 sono tornato in india dopo 10 anni e per qualche anno l’ho visitata regolarmente quasi ogni 2 mesi per lavoro, ma in quel modo un po’ ossessivo che ti fa visitare sempre un posto solo o al massimo 2-3  di una zona enorme, e ne scrivo ora dopo altri 10 anni,  quindi fra il primo scritto e quest’ultimo corrono 20 anni. 20 anni in cui non sono mai riuscito ad andare , come avrei voluto, né a Srinagar sul lago Dal dalle barche silenziose che scivolano sulle acque immobili fra guerre mobili, né a Calcutta (dal 2001 Kolkata) dagli scalini onirici e i palazzi di altre ere,  e ho dovuto accontentarmi di briciole, che in India meno male sono come montagne preziose...



Pur che suoni impossibile mettere mano all’India e trasformarla più di tanto, è evidente che qualcosa è cambiato e sceglierete voi quale prospettiva usare. 
L’India dei Raja è diventata la nuova Silicon Valley, non per seni finti ma per nuove generazioni con cervelli sopraffini di programmatori di computer. Delhi (quella di ora, più nuova di prima ma non più  New Delhi come prima) ha quartieri eleganti quasi identici a quelli degli zii di Inghilterra’e d’America. In giro c’è il fast food e addirittura il popcorn, quasi identico…


Va da sé che a pochi metri dai confini dei luccichii dei quartieri quasi-come-Mayfair si scivola in bassifondi senza asfalti, dove di inglese c’è solo la posizione del volante e la correttezza puntigliosa di parcheggio dei furgoncini anche in mezzo alla melma, nei quartieri dove le baraccopoli senza acqua respirano, a dimostrazione della adattabilità dell’uomo, accanto a fiumi di merda (di origini lussuose) che scorrono per finire da altri poveri. Beata Bolliwood illude e fa fantasticare  su salmoni capaci di risalire questi fiumi.

Qui dove le stagioni inondano o seccano, l’acqua è un valore misterioso: colpisce sempre, dal portamento sussiegoso delle donne in fila con vestiti principeschi e le caraffe in ferro scintillante che fanno la scorta dai buchi di fortuna fatti sui tubi degli acquedotti, ai lavatoi dove prestissimo la mattina si recano tutti per le abluzioni e resto sempre stupito per come questo renda un senso di pulizia estrema pure in un panorama di igiene sconfortante.
Mi ricorda  le dignità e le miserie dei poveri del Verga. Rosso Malpelo abita qui?
A dire il vero un rosso malpelo l’ho visto, tinto di henné a basso costo. È stato per un po’ il mio autista. Scalzo.


L’India, che ha raggiunto la sua indipendenza tramite l’apostolo della non violenza, che è stata casa di Madre Teresa,  è cambiata perché da tempo ha le sue bombe atomiche, salutate come l’entrata nel club dei potenti. Ahimé sembra che i festeggiamenti per questo strano status symbol vengano fatti  a ritmo di stupri di gruppo e violenze inenarrabili, guinzaglio corto di leggi tribali o di perversioni umane resistenti alle latitudini e alla storia. Il Mahatma non si può neppure rigirare nella tomba, giacché l’hanno cremato. 
Quale futuro? E chissenefrega dei computer con le tette al silicone..… 
Gli indiani hanno una censura molto forte. Anche nei film adorati dalle folle è magnificata e reiterata la storia d’amore tipo tormentata ma a lieto fine  con sguardi, canti e balli ma al massimo c’è solo qualche casto bacio. Una volta non c’era neanche quello. Sapete, per evitare le tempeste ormonali di quasi un miliardo di persone e limitare le nascite. I risultati? Evidentemente scarsi. Nella realtà fatica il lieto fine: eros da vigliacchi e thanatos a limitare le vite , e va anche peggio per le storie tormentate fra caste o tribu diverse. Tutto il mondo è paese, le evoluzioni degne di tale nome sono rare e gli scambi culturali sono molto spesso scopiazzature impiastricciate.

Visnu, Krishna e i 5 sensi
Krishna, avatara di Vishnu (lo sapevate che avatar è una parola sanscrita? Wikipediare per credere…) ha una ghirlanda composta da 5 filari di fiori che rappresentano i 5 sensi dell’uomo. 


Oggi in azienda, all’ora della refezione, che faccio in una sala riunioni insieme ai composti managers, non si serviranno alcolici per celebrare la nascita del Mahatma Gandhi. Ossequiosi come al solito mi hanno detto che se volevo , a me avrebbero potuto servire birra comunque. Io gli ho detto che mi faceva piacere rispettare quella ricorrenza e che avrei bevuto acqua volentieri. Contenti hanno scosso la testa in segno di approvazione (neanche la bomba atomica è riuscita a  raddrizzare questo linguaggio-oiggaugnil) e mi hanno servito la minestra più non-nonviolenta di sempre.


Impassibile come un lord inglese (à la guerre comme à la guerre) l’ho mangiata quasi piangendo (e non perché pensavo al Mahatma, a Madre Teresa etc etc) e solo dopo un consistente ammontare di tempo e riso e acqua ho recuperato la sensibilità del cavo orale e del tubo digerente. Siccome sono un lord inglese non scendo in dettagli per quanto riguarda il colon ascendente (completamente asceso per dirmi “ma che  ingurgiti?!!”) e l’intestino cieco che mi ha fatto pervenire una nota “sono cieco ma non sono scemo non ti provare a mangiare una cosa così un’altra volta altrimenti ce ne andiamo io, il cane lupo e il bastoncino bianco”. Quello che è successo al resto dell’apparato digerente è secretato. 

Il gusto per il piccante degli indiani è chiaro quindi che, sesso a parte, lo riversano esageratamente nell’uso compulsivo delle spezie, paprika, peperoncino e pepe con affiliati vari,  e se visitate un qualsiasi mercato vi renderete conto, prima dell’anestetizzazione del naso e degli occhi, di quante spezie si possa far uso. Dopo un po’ profumi, coloranti e spezie si assomiglieranno pericolosamente e udrete forse solo tutte le musiche che nei mercati si assommano ai suoni indoeuropei delle origini.


Naso nasino nasello, adornato di pendenti o tempestato di pietre colorate: andare in India significa recuperare il senso dell’olfatto, il più primitivo , il primo ad essere usato quando si è topetti ciechi appena nati e le narici sono il nostro contatto esplorativo del dopo placenta. Fatto è che tutti abbiamo un rapporto speciale con il latte primo alimento variegato secondo come si comporta la mamma, che vuol dire “alé se magna e se beve…” e che resta poi in androni sconosciuti a regolare la passione per i formaggi o altrettante allergie.

E in india l’olfatto spadroneggia, quasi una quarta dimensione. Ci vuole una mole enorme di parole per spiegare quello che il naso dice al cervello in un lampo. E gli occhi? in India quello che vedrete sarà come una cromoterapia. Colori di  persone, aria, bus, cibi e animali danzeranno davanti a voi (spero il meno possibile nel vostro stomaco) come nelle scene d’insieme bharatanyam nei fim e niente è meglio che lasciarsi andare in tanto mare. I colori sono quelli del campo di grano con corvi di Van Gogh e si alternano a altre infinite scuole di pittura ma l’impressione nuova è quella di essere dentro il quadro!

E il quadro continua nelle focaccine da sgranocchiare, con o senza cipolla cruda, con o senza paprika rosseggiante aggiunta; 


poi arriva il tatto nelle focacce più morbide che servono da posate per scarpette elaborate o per toccare i corni enormi dei buoi buoni e tanto pollo tandoori, cucinato nel forno speciale e servito con le estremità dei pezzi incartate nell’alluminio per una presa con le dita (come la regina margherita…) più “igienica”. 




L’unica attenzione vitale da usare è controllare che la carne sia molto cotta, altrimenti la  cosa igienica più importante diventerà la carta. Un wc vicino e  la fortuna che non sia occupato quando servirà. Oh, se servirà…




Wikipedia:
La carne di pollo, che siano ali o cosce, viene marinata nello yogurt e condito con il tandoori masala. La tipica colorazione rossa della carne viene ottenuta utilizzando la polvere di chili rosso, peperoncini di Cayenna o kashmiri, mentre una grande quantità di curcuma produce la colorazione arancione. In molte versioni moderne del piatto si possono trovare entrambe le colorazioni. È tradizionalmente cotto ad alte temperature nei tipici forni di argilla, i tandoor, da cui il piatto prende il nome

“A parte che c’è piccante e piccante”, mi dice il signore con naso da formichiere davanti a me, mentre letteralmente imbocco un’altra via crucis al secondo morso del pollo che farebbe perdere i capelli a Caparezza. “Sai, se vai a Hyderabad, allora sì che lì cucinano piccante, oh sì sì…””Hyderabad? Ah certo il loro pollo tandoori è il più piccante che conosca,” aggiunge il suo collega con gli occhi da Bagheera. “Sì Sì ricordo quella volta che non riuscivi quasi a finirlo”, commenta sornione il capo con la faccia da elefante, e scoppia a ridere e tutta la congrega del Libro della Giungla a seguire con scuotimenti di teste da far invidia agli antichi canini da lunotto di auto anni ‘70. Anche io rido tantissimo, fino alle lacrime….per il pollo locale, che per me basta e avanza (…lo sapete , non è vero, brucio dalla voglia di azzannare un pollo piccante di Hyderabad e ballare come Baloo subito dopo) 

Nei mercati, dove di solito non troverete gelati da passeggio (durante la stagione secca si passano i 50°): il gusto low cost offre barrette naturali.



Si beve spremuta di canna da zucchero con le antiche macchine artigianali per strada, mentre fuori sulle statali trafficate 24 ore su 24 tipo esodo nel solito mix di futuro in costruzione e di immoto medioevo a latere spuntano con i loro ombrelloni e carrettini coloratissimi i venditori di succo di arancio



Qui veder fare il succo di arancio è come vedere un numero da Cirque du Soleil in economia, fatto anche per un solo spettatore, mentre ci si disseta (con cautela e cannuccia, altrimenti ci si distrugge il poco apparato digerente che ci era rimasto) e ci si astrae totalmente guardando ogni tanto lo spettacolo del traffico che scorre come in un videogioco. 

Tutto questo sembra molto indiano, nonviolento; traffico a parte. Ogni tanto carcasse di incidenti fantasmagorici ricordano che nel videogioco indy traffic jam se perdi muori. Se mai foste agnostici o ancora stitici, fatevi un viaggio in auto su una statale, di notte. Il solito tutto del giorno, mucche bici pedoni capre moto auto cinghiali camion…come se non bastasse NEL BUIO ASSOLUTO. Guida a destra o a sinistra? Chissà chi lo sa? La mano di guida in India è sicuramente una di quelle della dea Kalì, ma nessuno ha mai capito quale. Una a caso usatela per toccare ferro, per il resto, tutti alla ricerca dell’illuminazione , come Siddhartha 



Dedica in parole di foto per chi non ha voce in capitolo:
Ai bambini che vivono guardando o anche costruendo i giocattoli degli altri 



Alle donne che non vengono ammazzate ma vivono fuori dalla grazia di qualsiasi dio 



Chi ha detto che la schiavitù era finita? Quelli che… la sfida della globalizzazione?... ah be', sì be'... (D.Fo - E. Jannacci , Ho visto un re, 1968 op.cit.)

Francesco Funaioli

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