Di cantucci senesi e ricciarelli...

NON ERA UNA FOOD BLOGGER... Che si sia convertita?


“Il miglior maestro è la pratica sotto un esercente capace”
 (Pellegrino Artusi, 1891)

Chi si ricorda il mio primo post su questo blog, penserà che io sia completamente impazzita o che quella fosse soltanto una mossa mediatica, per dirla in termini di marketing comunicativo. 

No, niente di tutto ciò, semplicemente la vita ci mette davanti occasioni (o sfide) che la consapevolezza di una maturità obbligatoria non ci può far rifiutare.
Mi spiego meglio: mi è stata offerta da parte di una collega, mio direttore editoriale, la possibilità di far parte di un'associazione di giornalisti che si occupano di... agroalimentare, ovvero l'A.r.g.a. Toscana. Un gruppo affiatato, fatto di persone umili e molto entusiaste che ancora credono in questo lavoro e nella sua importanza informativa.
Una sfida per me, ovvio, ma una sfida che ho voluto raccogliere come un passo verso una maturità per me ancora lontana da questo punto di vista. Alla fine mi son convinta che l'educazione alimentare può essere un percorso benessere, soprattutto per chi, come me, con il cibo ha patito tanto.

La prima uscita ufficiale è stata sabato scorso, 22 febbraio, a Siena. Dopo la mattinata trascorsa in visita al Museo Civico e al Santa Maria della Scala, il pranzo presso l'azienda agricola Marciano, alla quale dedicherò un post successivo, abbiamo visitato The International Chef Academy of Tuscany, situata a Palazzo Raveggi, ottocentesco edificio nel cuore di Siena, dove Maurizio Corridori, chef direttore dell'istituto, e Roberto Mancini ci hanno illustrato come vengono fatti i cantuccini senesi e i ricciarelli... e ci hanno messo alla prova, con le “mani in pasta”.


per i primi:
  • 550 gr. di farina 0
  • 350 gr. zucchero semolato
  • 280 gr. di mandorle sgusciate
  • 200 gr. di uova e lievito da dolci 
per i secondi (da infornare immediatamente):
  • 200 gr di mandorle pelate
  • zucchero
  • pasta di mandorle
  • miele
  • albume
  • bicarbonato di ammonio (2 gr.)
  • 4 gocce di essenza di mandorla
  • un poco di scorza di arancia grattugiata 

Indispensabile la planetaria se si vuole amalgamare il tutto senza troppa fatica.

Ho imparato la differenza tra cantuccini pratesi e cantuccini senesi; mentre i primi sono dei veri e propri biscotti, quelli senesi si cuociono una volta sola come se fossero pane, in forno ventilato e preriscaldato a 180 gradi per 20 minuti. Ho imparato che sulla storia dei Ricciarelli esistono varie versioni, ma soprattutto che a Siena, al contrario del resto di Italia, non sono dolci associabili soltanto al Natale, ma che bensì si mangiano durante tutto l'anno. Ho ammirato la passione e la professionalità con cui Maurizio e Roberto si affacciano al loro lavoro, la disponibilità ad incontrarci e a farci sentire a nostro agio. Sì, perché vuol dire che non tutti se la tirano come quella lunga serie di chef che troviamo in televisione dei quali non ho mai capito bene se il loro mestiere è cucinare o sparare sentenze in favore dell'audience.


Ma soprattutto son rimasta sorpresa di me stessa, che ho saputo apprezzare sapori artigianali, io che solitamente non mangio né cantuccini né Ricciarelli, poiché i primi son troppo duri e gli altri mi nauseano.
E invece... il cantuccino appena uscito dal forno ha un sapore talmente delicato che nemmeno me ne sono accorta; i ricciarelli caldi, fatti in maniera artigianale, sono quanto di più lontano ci sia da ciò a cui noi siamo abituati ad acquistare dal mondo commerciale.


E riflettendoci attentamente, mi rendo conto dell'importanza di queste realtà, non solo per mantenere viva la tradizione locale, ma anche per quelli come me che necessitano di riavvicinarsi al mondo alimentare in maniera non tradizionale per innamorarsene definitivamente.

Sarò sulla strada giusta?

Sicuramente Siena mi ha dato una grossa mano...

Sara Missorini

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