India da guardare...

FUNA IL VIAGGIATORE ROMANTICO Horn please 

Dehli, giugno 1994



Quello che colpisce è la distanza morale fra le cose e le persone.
Masse di derelitti vagano e vegetano ai bordi delle strade e su fantasmagorici mezzi di trasporto ed accanto a loro passano altri su indifferenti auto, che rappresentano in qualche modo l'irraggiungibile: un'auto costa generazioni e generazioni di stipendi dei miserabili; un'auto ha un valore; la vita di uno o diecimila di loro no.



Il caldo è soffocante ed annienta anche floridi occidentali: si può immaginare come spossi quelle creature, che giacciono dappertutto, su organizzate brande stradali, sotto autotreni sovraccarichi o smontati in pezzi, spuntando dai trisciò. La debolezza è tale che essi assumono posizioni innaturali, stravolte, sembrano uccisi e per la stessa ragione esprimono quella muta dignità dei morti, e pongono in imbarazzo e vergogna, come se ti facessero assistere alla loro morte continua.
Si dorme a tutte le ore, si mangia a tutte le ore, si circola in continuazione; in quell'atmosfera greve, quegli esseri scuri, i volti immoti con gli occhi nerissimi e profondi abili a fissarti e subito dopo a galleggiare chissà dove. Ti senti circondato da un universo parallelo al tuo, che con il presente convive, agisce nello stesso paesaggio ma da quello è astratto. 





In quel traffico caotico dove tutti vanno e nessuno sembra avere fretta, è incantevole vedere quelle due parole "Horn Please" variamente arabescate, dipinte nelle forme e colori più strani, che invitano a farsi sentire perché qui altrimenti ognuno fa quello che gli pare quando gli pare per quanto gli pare. Sembra che sia assente il principio della sponda, del limite.
Dall'oscurità e dalla polvere magico esplode il colore delle spezie e dei frutti, passa festoso il cromatismo dei camions e degli autobus dove i volti incorniciati dai finestrini senza vetri sono una galleria di ritratti viventi. 



E' un'orgia di saree e di denti bianchissimi come se tutti avessero deciso di mostrarti l'anima della vita con il loro corpo, con piedi variegati, gambe diverse che vengono fuori da strane minigonne per uomo, parti di tronco femminile, lasciate scoperte dal saree, più sensuali e sessuali di qualsiasi pin-up, orecchini al naso e anelli alle dita dei piedi, quella pelle che sembra eternamente pulita anche in mezzo agli escrementi ed asciutta anche in questo caldo che tutto avvolge.



Forse la paura istintiva che si prova è dovuta al fatto che si ha la sensazione di essere all'origine, che non vuol dire Adamo ed Eva con le foglie di fico, ma essere carne, sguardi e anima infinita. Gli occhi scuri scrutano fino al centro della terra e ritorno.
Vorrei essere qui a lungo per scrutare anche io ed ascoltare, respirare quest'aria profonda e parlare con gli esseri gentili. Direi loro:"Horn Please"
"Sofia Loren è la donna più bella del mondo, non è vero ?!" mi dice con aria d’intesa il signor  Khurana, Faridabad Giugno 1994 (che buffo, mi chiedo se c'è una ragione che, proprio questo signore indiano, a tanti kilometri ed anni di distanza, somigli al mio nonno paterno, in quella unica foto che ho di lui, ritto su uno scoglio a Piombino, con l'aria burbera, la testa rapata a spazzola ed i baffetti). Alla mia conferma , contento, scuote vigorosamente la testa, come a dire “ma no cosa stai dicendo”, che però qui in India vuol dire “ sì, davvero…” 


Francesco Funaioli

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