Dove la biodinamica è di casa: la Fabbrica di San Martino

DI VINO IN VINO La Fabbrica del buon vino naturale

Da sempre, dal 18° secolo in cui fu pensata e costruita e fino agli anni '20 del Novecento, quando era ancora proprietà dei conti Sardi, il nome della tenuta è stato FabbricaPerché appunto da sempre è stato un luogo dove si producevano vino ed olio.
Quando la tenuta passò alla famiglia Tronci, mantenendo intatto il nome, i contadini che coltivavano le vigne (producendo tra l'altro un buon vino lucchese venduto sfuso) praticavano inconsapevolmente il metodo biologico, utilizzando esclusivamente zolfo e rame. Del 1998 è la certificazione bio.
Oggi la Fabbrica di San Martino, gestita dal 2000 da Giuseppe Ferrua, è un'azienda biodinamica con certificazione Demeter.


L'incontro con Ferrua avviene in un caldo pomeriggio di fine estate, quando ci presentiamo da lui per farci raccontare quello che è già palese sin dai primi sorsi a chi assaggi i suoi vini: l'amore per la terra e per le vigne.
Persona dai modi signorili e garbati e dalla battuta pronta, con un passato da ristoratore di successo, si è trasformato nel tempo in un vignaiolo appassionato e a tempo pieno.


Ci racconta che, non convinto del biologico, che secondo lui sostanzialmente tratta la pianta alla stregua di "un pollo da nutrire" anche se con sostanze organiche, si è presto avvicinato alla biodinamica, indagine accurata e continua della terra che si ha in custodia, nel suo caso 20 ettari circa, di cui 2 di vigneti. 
La biodinamica lavora innestando vita nuova sulla vita esistente e ha dato i suoi frutti in termini di fertilità: i terreni della Fabbrica godono di ottima salute vivendo dei preparati 500 e 501.


Ma il vino è, per il nostro vignaiolo,  molto di più di un semplice prodotto della vigna.
E' un cibo speciale. Il contenuto di alcol fa sì che si avvicini alla sfera più eterea, intima, dell'essere umano e allo stesso tempo a quella corporea. Basta spesso un buon bicchiere per cambiare l'atmosfera a tavola, per esempio, una conversazione, la serata e magari anche di più. Si tratta di una esperienza unica ma per nostra fortuna ripetibile, di una sorta di rimedio alchemico, di un farmaco naturale.
Incantati lo ascoltiamo recitare questo suo credo (che è poi anche il nostro, confessiamo), e restiamo ipnotiozzati dai lenti movimenti con cui stappa le bottiglie che ci hanno accolti disposte in bella fila sul tavolo. Ovvio, non possiamo fare a meno di tuffarci nella mistica esperienza. Dobbiamo.


E così iniziamo l'assaggio dal Fabbrica Bianco 2011 (Malvasia, Trebbiano e Vermentino), recentemente premiato da Slow Wine, passando poi all'Arcipressi 2012, vino da bere giovane, fruttato, che deve la sua esuberanza ai vigneti autoctoni delle colline.
Il Fabbrica di San Martino 2010 (Sangiovese, Colorino, Canaiolo, Ciliegiolo) è un vino che cattura, maturo, di spessore, che trascorre un anno in botte e due in bottiglia prima di presentarsi sulle scene.
Quando l'annata è particolarmente propizia, come è accaduto nel 2009, viene imbottigliato (soltanto nelle magnum) un Sangiovese in purezza: il Rubino. Che si commenta da solo, se avrete la fortuna di incontrarlo.


La biodinamica, continua Giuseppe, infervorato in un racconto che non osiamo interrompere (anche perché non lo vogliamo) rende unico il vino legandolo ad un certo luogo. 
Ne scaturisce, a suo e nostro avviso, la serenità che pervade l'ambiente dei vignaioli lucchesi che praticano la biodinamica: consapevoli di creare qualcosa di irripetibile e peculiare, vivono in uno spirito di collaborazione aiutandosi e soprattutto consultandosi gli uni con gli altri. 
Nelle cantine biodinamiche non sentirete lamentele sul collega più bravo o più fortunato, non sentirete criticare il vino del vicino o sconsigliare l'assaggio di prodotti locali.
Il vino è una conversazione che ha per argomento il suolo da cui nasce. Con una identità spiccata, unico, narra l'avventura di uomini e territori e nessuna bottiglia saprà farlo nello stesso modo, dato che la storia di un luogo non potrà mai essere identica alla storia di un luogo differente.


Proseguiamo la visita alla tenuta scendendo nelle vigne e visitando la cantina, passando dalla foschia agostana alla gradevole temperatura (naturale, non controllata) nella quale vivono felici (così ci pare) le botti, silenziose custodi di un tesoro naturale.



Riemergiamo, e con un'occhio allo splendido paesaggio, all'affascinante villa settecentesca che lo domina, agli asini e alle mucche che pascolano beatamente nei campi, alle botti che occhieggiano dalle pareti in pietra, ce ne andiamo un po' controvoglia.

In questo momento, chi vi scrive è in compagnia di un bicchiere di quel vino, che meglio di noi ha saputo raccontare in queste righe della Fabbrica di San Martino.



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