InterMilan e L'Indonesia - Parola di un viaggiatore romantico

IL FUNA  VIAGGIATORE ROMANTICO Affrontiamo l'Indonesia (col cuore nerazzurro)

"Sarti; Burgnich, Facchetti, Bedin, Guarneri, Picchi; Jair, Mazzola, Milani (Peiró, Domenghini), Suárez, Corso. Allenatore: Herrera."
Quale altra formazione, a distanza di tanti lustri, è impressa più di questa nella memoria di ogni tifoso, anche non nerazzurro?

(Eduardo Galeano, Splendori e miserie del gioco del calcio, 2005[1

"O magnate di grandi gruppi
A noi della Grande Inter ce lo puppi
E se non hai capito, Tohir,
ripuppacelo a tutti, da Sarti a Jair..."
J

E il bello è che l’Inter è conosciuta e pronunciata in Indonesia e in tutto il Far East come InterMilan, che per un tifoso suona una bestemmia o al massimo un derby ma proviene dalla semplificazione del nome ufficiale completo Football Club Internazionale Milano. Mah….

Chiusa qui una piccola polemica sulla colonizzazione calcistica, siòre e siòri (pria dan wanita nella nuova lingua ufficiale dell’Inter) vado ad presentarvi un po’ di quello che ho conosciuto di cibi e bevande indonesiane per ingestione decennale soprattutto nell’area di Jakarta. 

Non sarà certo una trattazione completa ma cercherò di farvi affacciare nella cucina di uno dei paesi più grandi (come tutta l’Europa, circa 250 milioni di persone) e meno conosciuti del mondo. 
Il tutto comincia con la gente, che spesso appare sussiegosa e a tratti cupa ma risulta invece altrettanto pronta al sorriso. Forse l’efficienza non sarà il loro forte, ma i continui sorrisi saranno qualcosa che vi rimarrà in mente. 
D’altra parte se chiamano la zona di Malesia e Indonesia "l’Islam che sorride” una ragione ci sarà. Diversamente  da quanto ci si potrebbe immaginare, un paese all’85% musulmano non diventa automaticamente monocolore e velato. 
Colori nei veli...


... e nei cibi saranno una piacevole costante dovunque andiate.


Nella folla. Nel traffico. Una naturale tendenza al raggruppamento (qui il lavoro di squadra è molto forte, le individualità non sono così magnificate e quando ci sono si arricchiscono e finiscono per comprare le squadre di calcio altrui…) porta ad una sopportazione del caos, dai centri commerciali onnipresenti alle famigerate strade piene zibille di ruote a tutti i multipli possibili. 
Basta pensare che Jakarta, megalopoli che raggiunge i 20 milioni di persone nel giorno e si svuota forse della metà dalle 17-18 del pomeriggio, non ha una metropolitana e le corsie preferenziali sono agli inizi. Il tempo medio di percorrenza, quando si riesce a percorrere, è di 10-15 km all’ora. Le eccezioni servono a trarre in inganno i pochi turisti. Imperano nugoli di scooter  e i tuk tuk di antiche origini italiche. 


Cibo e bevande più o meno colorate sono dappertutto anche grazie ai carrettini itineranti che si alternano a ristorantini che sembrano improvvisati ma hanno di tutto di più neanche il magazzino centralizzato di parti ricambio dell’ Iveco.




Quando non si hanno i soldi per il carrettino si fa senza...


In effetti è proprio la cucina di strada a colpire, in tutti i sensi, e cioè che occorre fare attenzione ad andarci con stomaci deboli in quanto lì la sola igiene (per quello che è nel nostro immaginario) è garantita solo dalla frittura in olio bollente. 
Tutto il resto è un avventura multi batterica anche nel caso del riso in bianco…


Nei ristoranti forse è più sicuro. Ultimo salvagente è il nasi goreng o riso fritto con verdure e pollo, con o senza uovo fritto sopra, che di solito ha salvato tanti turisti dal digiuno perenne.

Meglio frequentare ristoranti un po’ più strutturati con un chiaro menu del giorno esposto, anche se in coreano.
Uno dei miei preferiti è il Pondok Cedap Malam di Jakarta, purtroppo molto migliorato ultimamente e quindi più affollato e con i prezzi in ascesa (quasi euro 20 per la scelta di 6-7 piatti).


Qui l’atmosfera è semi infernale per il rumore (ma ve l’avevo detto dell’istinto al raggruppamento, alla musica ripetitiva e al traffico…), fuori il parcheggio è selvaggio e ci vuole qualcuno indigeno che ordini per voi, ma il risultato è oltre ogni aspettativa, soprattutto se vi piace il pesce. 


Dai totani fritti (cumi-cumi goreng) ai pescioni grandi e-o colorati fino ai gamberoni giganti udan gala con vari contorni e conchiglie di ogni stazza. 


Il pesce di turno deep fried (o goreng= fritto) vi arriverà tutto contorto sulla tavola ed è un piacere-impresa mangiarlo sgranocchiandolo tutto o quasi (se è veramente fritto alla grande si può mangiare anche la lisca centrale).


I contorni di verdura si sprecano e si uniscono alle varie salse piccanti e non (pedas  - me pedas).


Se vi piace il curry in tutte le varianti allora entrate in uno dei tanti ristorantini con l’insegna Masakan Padang che fanno rinomata cucina della regione Padang, famosa appunto per l’uso continuo e variato di curry e riconoscibile per la disposizione dei piatti “impilati” sia all’esterno della vetrina sia poi quando ve li serviranno.


Normale l’uso di salsa di arachidi per condire (immergere sarebbe il verbo corretto) pesce e pollo che troverete alla massima espressione nel Gado gado.


In ogni caso c’è un ampia scelta di minestre e zuppe (soto) per aprire lo stomaco che verrà scazzottato poi con le varie specialità.


Il finale con dessert dipende da dove siete, torte cariche di reminescenze europee del nord (ricordiamoci che l’antica Batavia era colonia olandese)  oppure, perché no, con un bel gelato di fagioli rossi!

Batavia oggi è rimasto solo come Cafè Batavia, un locale fascinoso dove chiunque si può sentire Ruyard Kipling o giù di lì e uno dei rari posti dive si può bere un vero caffè all’indonesiana 
Ah già, perché l’indonesia è uno dei più grandi produttori di caffè, ma se ne comincia a sapere qualcosa solo perché oggi va di moda pagare quanto una ferrari una tazza di kopi Luwak solo perché costa quanto una ferrari ed è una sciccheria bere un caffè condizionato e cacato da uno zibetto. Se sapete cosa è uno zibetto sapete qualcosa anche di qualità Thoraya? Provare per credere.
Peccato comunque che in Indonesia faticherete a trovare una casa del caffè mentre vi sbatteranno in faccia ad ogni angolo acqua sporca ad ebollizione continua di starbucks. Mah…cosa penso della globalizzazione ve lo potete immaginare.

Un’esperienza collaterale per la conoscenza del cibo che mangerete e una delle più belle esperienze se amate il mondo reale e non gli shopping centers globali e vi piace fotografare con  qualcosa , dal telefonino alla macchina a banco ottico, sono i mercati.
Ce ne sono N alla N ma ve ne dico solo 2: Glodok e Muara Karang.
Glodok è una zona centrale della città, noto anche mercato cinese. 
Muara karang è un mercato generale vicino ad un porto di smistamento del pesce.


 Il Glodok più che un mercato è un viaggio fra i vostri incubi e i vostri sogni, scegliete voi. 
Un goccetto di sangue di cobra? 


O se siete malati vi possono fare un day hospital con le sanguisughe o , se delicati, potete ripiegare su una farmacia tradizionale (indonesiana) 

E poi vai con spezie,  rane e frutta. Al Muara karang si compra dal poco al molto a un po’ di tutto: peperoncini, verdure, carne (non sembra che usino abbattitori di temperatura), polli (lo hanno mai saputo che c’era l’aviaria??), miele e teste di pesce


E anche durian, o jackfruit, un  gigante  spinoso che racchiude molti frutti dolcissimi; vietato all’entrata di molti hotel per il profumo di elefante morto da diarrea che emana…


E ancora kelapa muda (cocco da bere) o semplicemente uova, ma anche reggiseni.



Qui l’islam sorride malizioso…
Tutto in una confusione totale, sembra quasi di essere in auto. Se vi svegliate molto presto, fuori, lungo il porto, arrivano le barche con i pesci verso le 4-5 di mattina. Uno spettacolo che non dimenticherete , di un mondo quasi dimenticato.

- Avevo gli anni in cui si “facevano le figurine” quando l’Inter fu grande e tricampione per la prima volta. Il mondo racchiuso nella mia stradina di periferia di Lucca inizio anni '60 era diviso fra l’Inter di Capitan Picchi e il Milan di Nereo Rocco. Io stavo per l’Inter. Ma la figurina più rara era Pascutti del Bologna.


“Possiedi solo ciò che puoi portare
con te; conosci le lingue,
conosci i paesi, conosci la gente.
Lascia che la tua memoria sia
la tua sacca da viaggio.”
Aleksandr Isaevič Solženicyn


Dedico questo pezzo a Roberto Vannucci, nel nostro bahasa maccheronico lui era Vannuwan ed io Funawan. Un grande cuoco, un grande mangiatore, un fotografo e creatore sensibile di ritocchi, curioso, trovava soluzioni in condizioni sfavorevoli e comunicava con tutti anche se parlava solo maremmano. Quindi un vero viaggiatore. 


Francesco Funaioli

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