Cheese 2013: il Paese della Cuccagna

FORMAGGIANDO | Bra e gli impavidi assaggiatori di formaggi

Esiste al mondo qualcuno, anche se raro, immune al magico potere di caglio e sale che si tramutano in formaggio.
Alcuni dicono di non gradirlo, altri, più sinceri, si limitano ad evitarlo per motivi di dieta.
Ma noi, un avventuroso gruppetto di mangiatori a marchio Slow Food, ci siamo sacrificati per la causa e, compensando coloro che non lo mangiano, abbiamo consumato in due giorni più formaggi di quanti ne consenta la legge (sempre che ce ne sia una che regoli tale argomento). 
Perché quando un sacrificio si deve fare, lo si deve fare in grande.


Ed eccoci così il 20 - 21 -22 settembre in missione a Cheese 2013 a Bra, regno di Slow Food, un evento/luogo che chi non ha visto stenta ad immaginare: strade zeppe di banchetti strabordanti formaggi da tutto il mondo (proprio tutto, senza eccezione alcuna), con infiniti vini da abbinare... bianchi, rossi, rosati e bollicine... E gli stand gastronomici di cibi di strada, i presidi Slow, naturalmente, anche quelli internazionali. E poi il settore birre, con birrifici artigianali pronti a soddisfare i bevitori più esigenti: birre chiare, scure, doppio e triplo malto, alla vaniglia, all'assenzio, alla zucca, birre corpose ed importanti, birre leggere e svampite. Insomma, una distesa sconfinata di birre diverse e squisite, che, al motto ricorrente ed alternato tra noi di "Io avrei sete", non ci siamo fatti mancare.


Il clou della manifestazione si concentra nella Gran Sala dei formaggi ed Enoteca, un suggestivo salone percorso per l'intera lunghezza da vetrine da cui occhieggiano caprini, vaccini, pecorini parlanti le lingue del mondo: Il Bleu, lo Stilton delle isole così British e posh, i delicati e altezzosi francesi, i ruspanti irlandesi, le caciotte toscanacce che imprecano, i caprini sardi, ma anche ungheresi e norvegesi, in un gioioso tripudio per vista e olfatto.
Facce contente, gente soddisfatta per ogni dove, dimentica per qualche ora della propria fatica quotidiana.


Le degustazioni abbondanti ci hanno felicemente impedito di cenare la prima sera.
E così, la mattina dopo, sazi di latticini se pur carichi di aspettative per i tanti stand non ancora visitati e i formaggi che ciascuno in cuor suo segretamente aveva adocchiato senza dichiarare, come un amore inconfessabile, ci concediamo qualche ora di tregua per esplorare i dintorni spingendoci qualche chilometro sulle dolci colline delle Langhe fino a Barbaresco.

Le ore successive trascorrono perduti fra gli scaffali di un'enoteca che, oltre ai vini, è rifornitissima di salse, salsine, composte, nocciole e ogni ben di dio che, insomma, ci si aspetta di poter trovare in Piemonte.
Con i sacchetti dei primi acquisti, ci avventuriamo anche alla Cantina Sociale del Barbaresco, dove ci suggeriscono di degustare Barbera e Nebbiolo, famosi in zona per l'ottimo rapporto qualità prezzo.
Potevamo mai tirarci indietro? Ovvio che la risposta è no. Ore 10,30 primi assaggi di vino per i temerari. La giornata promette indubbiamente bene.


Ora di pranzo e siamo di nuovo a Bra, fra le strade a quel punto gremite di folla del sabato mattina, con un sole splendente e una temperatura mite. Il clima ideale per uno spuntino. 
Un clima che mette allegria ed appetito.
Pochi secondi dopo e parte una voce dal gruppo con un : "Che ne dite di una birra?". 
E' sempre il momento giusto per una buona birra, su questo c'è accordo pressoché unanime.


Percorriamo molte, moltissime volte le vie principali, in cerca di delizie sfuggite agli sguardi del giorno prima, qualcuno si ferma in cerca di una toilette, altri si stravaccano su una panchina lamentando un'improbabile stanchezza (abbiamo camminato per meno di due ore e siamo svegli da circa 4). 
Qualcuno riprova ancora, anche se più timidamente, con un "Non avete sete?".



Pranziamo in compagnia di caratteri forti dall'Irlanda, di garbati francesi, di fustacchioni scozzesi, di belle signore francesi un po' snob, di italiani veraci. 
Tutti formaggi, si intende. E stavolta... bollicine!


E tra croste e bucce ("Ma tu questa la mangi o no?), sapori divini e bicchieri pieni e poi improvvisamente vuoti, grissini torinesi, chiacchiere ed ozio, soprattutto ozio che mai può mancare in queste occasioni,  trascorre piacevolmente senza che ce ne rendiamo conto l'intera giornata.


Ore 20,00 di sabato sera. Senza sensi di colpa dato che l'ultima birra e l'ultima tocchetto di formaggio risalgono ad almeno due ore prima (o forse era una?), ci avviamo verso Battaglino, storica osteria in una delle piazze principali, suggeritaci da un amico piemontese doc ed intenditore di cibi e vini.
Ambiente semplice ma curato e confortevole, personale gentile e professionale che ti invoglia a chiacchierare e, sopra ogni ricordo, si staglia un Barolo Pio Cesare 2007 che accompagna con maestria brasato, bollito con bagnetto e agnoli del plin. Non tutti per la stessa persona e non in quest'ordine, ma il senso di goduria resta invariato.


La domenica mattina la dedichiamo invece alla visita ad una cantina di Diano d'Alba, l'Azienda Agricola Rigo (www.rigovini.it) per conoscere i vini che producono: Arneis delle Langhe, Dolcetto e Dolcetto Vigna Piadvenza, Barbera e Barbera superiore, Nebbiolo (quest'ultimo davvero notevole, si sappia). Le vigne si estendono sulle colline intorno, ma non le visitiamo dato che è il primo giorno di vendemmia e non vogliamo intralciare i lavori.




Il resto della domenica, fino al momento del rientro a casa, scorre pigramente fra gli ultimi acquisti di formaggi promessi a casa (questa la versione ufficiale dato che nessuno dichiara di comprarlo per uso personale), passeggiate con passo ormai stanco, trascinando dietro cartocci e pacchetti. 
Qualcuno ne approfitta per l'ultima conferenza (non ne abbiamo trattato, ma Cheese è anche interessanti incontri e confronti fra produttori e consumatori), altri fumano un toscano degustando formaggi (ancora!) e marmellate biologiche, altri ancora vagano per il mercato con mille desideri di acquisti metà dei quali già frustrati, acquisti che non faranno impauriti dal tasso di colesterolo in aumento o dalle reazioni di mogli, mariti, compagni al vederli tornare carichi come dei muli. 

Grande terra, il Piemonte, patria di Slow Food e paese della cuccagna. Almeno per 3 giorni all'anno.
Non so se questo racconto sia riuscito a toccare le vostre corde più intime, facendovi venire l'acquolina in bocca e mettendovi in corpo un insano desiderio di latticini.

Sappiate che per noi è cominciato il conto alla rovescia: meno 730 giorni a Cheese 2015!!



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