Birrificio artigianale lucchese - Birroir

 L'ALTRA BEVA Le bolle "amare"

Per noi abitanti del bel paese, devoto a Bacco, la birra è sempre un po' l'altra "beva". Compagna di cantiere, non disdegna la bevuta "alla goccia" e flirta con margherita. No, non è un refuso caro lettore, proprio con margherita con la M minuscola. Eppure, tra frizzi e lazzi, vanta oltre un secolo e mezzo di buona produzione anche nell'italico stivale, tanto da assurgere oggi a fidanzatina ufficiale di portate eleganti ed elaborate.
Se i monaci trappisti fecero delle loro birre un vanto per le belghe lande, oggi le piccole "fabbrichette" di birra artigianale sono una piacevole realtà protoindustriale per il territorio che le ospita.


A Segromigno in Monte, frazione di Capannori, il Comune agricolo più vasto d'Italia, in Provincia di Lucca da pochi giorni ha aperto alla vendita Birroir. Birrificio artigianale a trazione femminile. 

Le socie sono in tutto quattro. Elisa si occupa di commerciale, comunicazione e social network. Alejandra di amministrazione, marketing, supporto alla produzione e gestione del sito internet. Elena cura la produzione ed è fiera di essere la prima "Mastra birraia" d'Italia e poco importa se in realtà ha qualche collega sparsa per la penisola, perché fa comunque parte di  un'elite che sta aprendo un nuovo filone commerciale. Infine c'è Linda socia di capitale.
Le "Fab Four", comunemente a tante realtà a loro affini, affondano le loro radici nella produzione domestica, che ricorda un po' il "garage" dei vari geni informatici d'oltreoceano. Elena, la mastra birraia, già da alcuni anni produceva e affinava le ricette con il marito Gabriele, agronomo. Poi un giorno le ragazze, che lavoravano assieme, decidono di fare il passo e mettersi in proprio. 
Il 30 gennaio del 2013 nasce la società, a marzo dopo una lunga selezione di fondi, individuano i locali che ospitano la loro attività e finalmente in agosto, dopo le migliorie apportate, il rilascio di tutti i permessi e le autorizzazioni del caso possono aprire al pubblico. Il 6 agosto hanno il loro primo cliente e Loveat è presente a questo battesimo. 
Nei mesi che passano tra gennaio e agosto, non si sta con le mani in mano, ma mettono a punto le ricette delle loro birre, anche se ci vuole una certa perizia, perché l'acqua del birrificio è diversa da quella dove sperimentano, ma le ragazze non si danno per vinte e riescono a trovare il giusto mix di gusto e personalità.
In programma hanno di produrre una stout, ma al momento tutto il progetto è top secret e a niente valgano i tentativi di estorcer loro qualche anticipazione. In magazzino hanno già un buon quantitativo di birre nelle due varietà Isotta e Gigliola. Isotta,  è il soprannome di Elisa per troncamento da Elisotta, Gigliola quello di Elena. Per la stout pensiamo ad Alejandra, ma anche un ultimo furbesco tentativo di carpire qualcosa in più va a vuoto.

Alle 7.30 ogni mattina, sono già al birrificio e prima di andarsene l'orologio segna già le 19 - 19.30. Va anche peggio quando va portato a lucido l'impianto pezzo per pezzo. Chi pensava che la vita del birraio fosse tutta una delizia di spumeggiante ambrosia ha sbagliato indirizzo. Ogni settimana ci sono da mettere in cantiere 800 litri teorici di buona birra. Una cotta, cioè un ciclo di produzione nell'impianto, ne fornisce circa 200. Una doppia cotta 400, ma alla fine la resa reale è di circa 350 ed è un processo per la maggior parte manuale! Bisogna dosare la giusta quantità di ingredienti, macinare il malto fino al grado voluto, tenere d'occhio spie, valvole e tanti altri ammennicoli che in una produzione non automatizzata richiedono senz'altro grande passione e perizia.



Dopo 14 giorni giorni tra fermentazione e maturazione, si procede all'imbottigliamento che è meccanizzato. No. Fanno a mano anche quello, ma prima di poterne sorseggiare un bicchiere passano ancora 3 settimane per la seconda fermentazione. Ci vuole ancora un po' di pazienza. Chi ricorda quella vecchia pubblicità anni '80? "Quanti anni ho dormito?", "Sono passati 5 anni", "5 anni? Ma è ancora presto!". Per fortuna qua basta molto meno.



Veniamo alle birre. L'acqua è quella del sindaco, per chi non conosce l'espressione significa quella dell'acquedotto. Un'acqua dura, adatta alle due varietà. Isotta è una birra con malti belgi, bassa in gradazione, 4.5%, gradevole al palato  e in bottiglia elegante da 75 cl. Gigliola è una rossa, una pale ale leggermente più alcolica, 5.5%, con malti e luppoli inglesi, dal sapore deciso e con fragranza complessa. Ci dicono di abbinarla a salumi, carni e formaggi. Entrambe non pastorizzate e poco frizzanti come da tradizione delle birre artigianali. Naturalmente senza l'aggiunta di CO2

Per l'acquisto si può venire direttamente alla produzione, oppure a breve la distribuzione in alcune birroteche ed enoteche cittadine (De Cervesia, Labeerinto, Vino e Convivio solo per citarne alcune), il lancio del web marketing è previsto da settembre. Al rientro dalle vacanze. Le vostre, perché le Birroir hanno lavorato tutto il mese.

Vogliamo chiudere con le parole di Elena, la mastra birraia: "Ci fa piacere poter dire che potevamo farlo!".  L'avete fatto. 
L'hanno fatto. Adesso aspettano solo che voi cari che leggete vi tramutiate in riarsi avventori.




Birroir S.r.l.
Via delle ville 526 b/c
Segromigno in Monte
55018 Capannori (LU)
www.birroir.com


 
Si ringrazia Aberto Cerri per la disponibilità delle fotografie.











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