Dici Spumante Metodo Classico, pensi Ferrari

 VINI DELLA TRADIZIONE Bollicine 100% Made in Italy


Fin da bambini è lo spumante dei nostri Natali e compleanni, delle occasioni in famiglia, dei festeggiamenti per chi arriva e per chi parte, del tappo che quando salta è veramente festa, anche della mia laurea…
E’ lo spumante a cui nessuno sa dire di no, perché è italiano al 100%, un po’ anche per motivi sentimentali, perché a ciascuno evoca qualcosa.
Ma Ferrari è anche una bollicina raffinata, stimata e giudicata dagli esperti una delle migliori al mondo, che si impara a conoscere veramente e ad amare quando con il tempo si scopre ed assaggia la gamma dei prodotti: Perlé, Riserva Lunelli, Giulio Ferrari.
Immaginate quindi la mia emozione nel fissare la visita alla cantina con a seguire una chiacchierata con Alessandro Lunelli, terza generazione della famiglia che dal 1952 ha rilevato l’azienda dal mitico fondatore, Giulio Ferrari.
Arrivo nel caldo torrido (anche se trentino) del primo pomeriggio di un giorno di luglio ed inizio il giro in compagnia di Helga, che si occupa dell’accoglienza dei visitatori, e di due appassionati bevitori e futuri sommelier.
La cantina, dalla quale escono circa 5 milioni di bottiglie l’anno, si sviluppa su tre piani, di cui due visitabili. La prima area che si incontra è quella dedicata al “remuage” delle bottiglie (tanto caro a Madame Clicquot), che avviene in parte con mezzi meccanici e, per gli spumanti di fascia superiore, ancora manualmente come prescritto dalla tradizione, con gruppi di persone che si alternano su turni lavorativi riuscendo a muovere oltre 7000 bottiglie in un’ora. Facendo compiere alle bottiglie un ottavo di giro al giorno, si garantisce che il sedimento della fermentazione scivoli verso il tappo e sia quindi, nelle fasi successive, agevolmente eliminabile. 

Il locale successivo ci offre alla vista file e file di tini in acciaio: quelli di media dimensione sono oltre 300, quelli di misura più grande, invece, circa 20.
All’azienda preme avere il controllo dell’intero processo per garantire costanza nella qualità del prodotto, per cui vengono utilizzate le uve dei terreni di proprietà, dislocati nelle colline intorno fra i 350 e i 700 metri di altitudine, ed uvaggi di aziende agricole selezionate della zona (non arriva mai il già mosto). La raccolta delle uve è manuale e dal grappolo al tino trascorrono meno di 24h. Da settembre a marzo tutto riposa, fino a quando in primavera la famiglia Lunelli con i tecnici ed enologi di fiducia si riunisce per decidere quale prodotto diventerà ciascun vino. Una volta operata la scelta, i vini restano per una decina di giorni nei grandi tini in compagnia di lieviti e zuccheri per passare poi alla sala lavorazione ed essere imbottigliati.



La storia della nascita dello spumante Ferrari è la storia di Giulio Ferrari.
Figlio di una famiglia agiata, studia per diventare enologo e poi si avventura in Francia, nelle terre di Champagne, per carpire l’anima e i segreti della celebre bevanda. Ritornato in Italia con le barbatelle di Chardonnay, convince, con la sua ferma convinzione  di riuscire, i coltivatori dei terreni intorno ai suoi a piantare Chardonnay, assicurando che avrebbe provveduto lui stesso ad acquistare le uve.
Era il 1902 e la cantina muoveva i suoi primi passi, diventando in poco tempo un simbolo dell’Italia che si beve nel mondo.
Nel 1952, non avendo avuto eredi, decide di cedere l’attività: rifiutati i nomi altisonanti dell’industria alimentare italiana, per non snaturare e spersonalizzare il suo capolavoro di imprenditoria e tradizione, alla fine la scelta cade su Bruno Lunelli, gestore di una storica enoteca e vineria nel centro di Trento. Giulio Ferrari volle tenere per sé la guida dell’azienda fino alla sua morte, che sopravvenne nel 1965, collaborando per anni con i Lunelli nella ascesa dell'impero di bollicine che oggi tutti conoscono.
Le generazioni si sono susseguite, e dal 2011 sono alla guida del Gruppo Lunelli (che comprende anche, tra le altre, l’Acqua Surgiva e la Grappa Segnana) i 5 giovani eredi, approdati in azienda una volta dimostrata  altrove e in giro per il mondo la loro preparazione e le capacità di inserirsi nell'universo Ferrari.
Mentre ascoltiamo il racconto che scorre fluido e procediamo nel ventre della cantina, alle pareti del percorso semi buio occhieggiano le bottiglie che stanno riposando.
Ciascuna procede con i propri ritmi: al Brut bastano due  anni, al Perlé ne occorrono invece sei, la Riserva Lunelli è pronta in otto, mentre la star, il Giulio Ferrari, si prende tutto il tempo che gli è necessario e si presenta dopo circa undici anni. Sarà la suggestione, ma mi sembra quasi di sentirle respirare piano piano, nel torpore del loro dormiveglia...
 
Anche nelle fasi successive all’invecchiamento i dettagli sono curati con la massima attenzione. Prove scientifiche vengono eseguite sui tappi utilizzati: un intero cassone di bottiglie è stoccato per 6 mesi e poi, a campione, si verifica che lo spumante non sappia di tappo.
La magia alchemica si conclude con l’aggiunta dello zuccherino  “liqueur d’expédition”, la cui ricetta è ancora ad oggi segreta.
Etichettata, la bottiglia è poi pronta per partire con destinazione l'intero globo.
 

Al termine della visita incontro Alessandro Lunelli, il cui padre, Mauro, è l’enologo storico dell’azienda. Con alle spalle anni di esperienza in Italia e all’estero in aziende strutturate, è stato da qualche anno chiamato dalla famiglia per gestire la Tenuta di Castelbuono, a Montefalco in Umbria, nella zona del vino Sagrantino. La Tenuta è attiva da dieci anni e dal 2012 è stata aperta al pubblico la cantina, la cui struttura avveniristica a carapace è frutto di un progetto di Arnaldo Pomodoro.
Svolge inoltre per Ferrari il ruolo di controllo e gestione della produzione.
Ci racconta che ad oggi Ferrari detiene circa il 25% di quota del mercato in Italia e circa il 20% del prodotto viene regolarmente esportato all’estero: la nuova generazione è molto attenta alla crescita di brand reputation fuori dai nostri confini, che considera la vera sfida dei prossimi anni. Il bacino più ampio per il momento è costituito dagli Usa, Paesi Scandinavi, Germania, Giappone e si affaccia anche la Cina.
Una grande passione anima questo ragazzo, dai modi davvero gentili ed estrema affabilità. Quando mi parla del Ferrari lo fa con un entusiasmo autentico, come solo può chi è cresciuto muovendo i suoi primi passi tra le bottiglie, con l'orgoglio di poter rappresentare una realtà con alle spalle una grande tradizione rivolta al futuro.
 

“Il vino è poesia della terra”
Mario Soldati


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