Vini lucchesi - Azienda agricola "Il Calamaio"

VINI LUCCHESI BIOLOGICI Il Calamaio

Samuele Bianchi, un ingegnere in cantina

In uno dei primi pomeriggi d'estate ci siamo recati presso quest'azienda agricola adagiata sulla collina di S. Macario, pochi chilometri fuori l'arborato cerchio (Lucca, ndr). Ad accoglierci c'è Samuele Bianchi. Anni 42. Ingegnere. Sommelier AIS.


Non ci accorgiamo subito della sua presenza, perché è in vigna. Sapeva che saremmo arrivati, ma spende tutta l'attesa nei sui due ettari e mezzo vitati e questo ci rende subito la cifra della sua dedizione a questa terra. Parlando con lui abbiamo però immediatamente modo di vedere che ciò che lo anima, non è la dedizione, ma la passione per le sue viti, le sua cantina e i suoi vini.

Oggi si trova a vivere diviso tra il suo vecchio lavoro di ingegnere e quello nuovo di agricoltore. Da una parte è annoiato e ammorbato da troppa polvere di cantiere, scartoffie da consegnare e treni di gomma consumati sull'asfalto. Dall'altra si è  innamorato di un lavoro semplice e dal sapore antico che lo rende libero dalle frenetiche problematiche della vita contemporanea. Vorrebbe che questo fosse il lavoro e la passione della sua vita. 


Ci racconta che un giorno, di circa 10 anni or sono, passando da queste parti vide la collina del Calamaio e subito fu folgorato da un'idea. Doveva restituirla al vecchio splendore. Abbandonata al suo destino, come tante realtà un tempo floride, conservava in sé una serie di tipicità da preservare e allora ci sovviene l'immagine di lui che, dopo una valutazione rapida e ponderata, con un guizzo di sana follia, acquista per sé quest'azienda.

Una volta acquisita, oltre a tanto lavoro per rimetterla in sesto e alla messa a dimora di tante nuove barbatelle, trova una discreta quantità di vecchie piante di 30/40 anni (oggi quasi 50), che rischiavano di andare perse per sempreSi trattava di vitigni di diversa qualità, la maggior parte autoctoni o comunque di uso comune nelle colline lucchesi, dove erano soliti coltivarli tutti insieme nella medesima vigna. Ricordiamo i più noti: Buonamico, Colorino, Mazzese.


Da allora prosegue la preservazione e la riproduzione di queste piante che conferiscono ai vini proprietà organolettiche tipiche del vino lucchese prodotto presso quest'azienda. La preservazione però è un lavoraccio per persone rudi, perché ogni vite che muore è una stretta al cuore.

Inizialmente fu avviata la vigna a coltivazione tradizionale, oggi sono in conversione biologica e dovrebbero ottenere la certificazione entro un anno. Passeggiando per la tenuta vediamo con quanta attenzione segue tutte le piante, perché, da quando sono in conversione, la vigna richiede cure più frequenti e puntuali. Se non avesse già dichiarato che cima le piante di suo pugno crederemmo all'intervento di una squadra altamente meccanizzata. In realtà da collega ingegnere, quale mi trovo ad essere, non è difficile immaginare con quanta calibrata precisione operi chirurgicamente su ogni singolo tralcio.



Prima di entrare per la degustazione dovrete concederci una ulteriore divagazione architettonica. Ci fermiamo qualche secondo ad ammirare la nuova cantina. La realizzazione è recente. L'ambiente è ben realizzato. Con il suo soffitto a voltine, il cemento armato grezzo, le botti in lontananza e qualche vecchio mobile rende bene l'immagine di una casa vinicola che è ben conscia di quel che fa, sospesa tra antico e moderno, tra passione e geometrie, in una fusione interessante e per niente scontata.



Torniamo al vino, prima che il povero lettore arranchi tra tematiche non strettamente gastronomiche. 
Complessivamente il Calamaio immette in commercio circa 6/7.000 bottiglie. Fino a 10.000 negli anni passati. Il "desiderata" di Samuele sarebbe poter accogliere tutti i potenziali estimatori del suo vino in cantina, per avere con loro un rapporto umano diretto. Vende presso enoteche del luogo, nella "Milano da bere", inizia a volgere lo sguardo all'estero e sogna di poter sviluppare un "pool sinergico" con gli altri viticoltori lucchesi emergenti. Dai vecchi vitigni  ricava l'Antenato, un vino d'altri tempi, che si apprezza per il suo colore scuro, profumato e "dolcemente" tannico. Con le nuove piante produce il Poiana, che prende il nome da una coppia di rapaci di questa specie che vivono in quei boschi. E' un San Giovese in purezza, affinato in barriques/tonneaux o acciaio secondo la qualità. Infine ha messo a dimora  lo Chardonnay, il Petit Manseng e il Petit Arvine, dalla fredda Val d'Aosta alla calda Toscana, da cui ricava il Soffio. Un vino che prende il nome da un "venterello" leggero che si alza verso le 16.00 quasi ogni giorno. Vino interessante, dal colore paglierino deciso, che ben si sposa con braci, crostacei e formaggi di media stagionatura. Un secondo bicchiere è senza dubbio piacevolmente d'obbligo dopo ogni assaggio.

Concludendo non possiamo che consigliare a lucchesi, viandanti e turisti di mutarsi in avventori presso il Calamaio. L'accoglienza è ottima, la convivialità garantita e graditissima la scoperta di questi vini.
Bicchiere in mano, sguardi incrociati e santé! O se preferite... cin cin!


Azienda Agricola Il Calamaio
Via di San Macario 55100 (Lucca) ITALY
Tel +39 340 3207462
www.ilcalamaiovini.it
info@ilcalamaiovini.it



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