Da "Dante e Ivana" - Tra i sapori del mare e il mare

GUSTANDO Dante e Ivana: per chi non si accontenta.

Arriviamo da Dante e Ivana in una serata fresca e ventosa, una di quelle sere in cui sembra che il mare faccia di tutto per confondersi con la terra.
Col vento in poppa e l’euforia di chi si imbarca per scoprire nuovi lidi, percorriamo il lungomare di Tirrenia e troviamo con facilità il locale, ben indicato da un’insegna con il nome all’esterno.
Da fuori l’aspetto è quello di una vecchia locanda di mare, una di quelle dove trovi cibo verace, ma, quando entri, resti piacevolmente colpito dalla sobria eleganza con cui è stato rivisitato l’interno.
Pareti dai colori chiari, tovaglie bianche “classiche” ma di gusto e apparecchiatura curata, luci soffuse al punto giusto e pochi coperti, scelta vincente per privilegiare  la qualità e l’attenzione al cliente.

Il titolare, cuoco e gestore, insomma, l’anima e il cuore pulsante del locale,  è Daniele Grassi, che abbiamo avuto il piacere di conoscere recentemente e che ha deciso di trascorerre la serata con noi.
Ci accomodiamo al nostro tavolo e chiediamo che ci racconti  la storia del posto.
Rilevato nel 1979 dai suoi genitori (Dante e Ivana, appunto) quando era poco più di un bar- trattoria per il pranzo di lavoro dei tanti camionisti di passaggio, ben presto iniziò a trasformarsi in qualcosa di molto diverso, grazie al signor Dante che ebbe la lungimiranza di pensare a cosa quel luogo sarebbe potuto diventare: iniziarono così lavori di ammodernamento e fu aggiunta la veranda esterna coperta, che oggi ospita la sala principale.
Daniele, che all’epoca era un bambino ed è cresciuto da Dante e Ivana  appassionandosi prestissimo di cucina ed iniziando a mettere le mani in pasta a poco più di 5 anni, è squisitamente cordiale, di una simpatia marina (che accomuna certe zone tra Pisa e Livorno) e assolutamente perfetto nel mettere a proprio agio  gli avventori, stemperando l’impressione vagamente formale che una prima occhiata al locale potrebbe dare.
Qualche chiacchiera più tardi, ma senza lunghe attese, ci viene servito l’antipasto: una deliziosa polpettina di gambero aromatizzata con un’essenza particolare sulla quale iniziamo a scommettere. Che sia cannella? Chiodo di garofano? Scorza di limone? Essenza d’arancia? Qualcuno azzarda persino ci siano i canditi, sicuro di averne rinvenuto un pezzetto. Si tratta in realtà, scopriamo, del lime.
La polpettina è adagiata su un fondo di crema alla vaniglia, non molto dolce e densa al punto giusto per creare un apprezzabile contrasto senza appesantire il palato e lasciando al gambero la possibilità di sprigionare al meglio il suo sapore.

A seguire capesante arrostite al timo servite su una passatina di finocchi. Sapore delicato, il finocchio che gentilmente si accorda al più deciso mollusco, senza offese o tradimenti. Ottimo.

Nel frattempo devo rassicurare Daniele, un po’ teso ed intimorito dal mio blocco di appunti e dalla macchina fotografica che, discretamente, continua ad immortalare i suoi piatti: i foodblogger sono infatti prima di tutto, checché se ne dica, appassionati mangioni, incurabili ghiottoni e distrarli è molto semplice.
O forse lo è solo in apparenza?
Arriva a stemperare la tensione il risotto ai gamberi, scalogno e polvere di caffè. Buono, equilibrato e ben presentato.

Il secondo assaggio di primi è uno gnocchetto di patate (fatto in casa, naturalmente) con trito di pescato e pomodorino pachino: ricetta semplice nei contenuti, diretta nel sapore ed efficace nel risultato finale. Cottura perfetta (e con gli gnocchi non si scherza), il piatto è servito ben caldo e la porzione è più che sufficiente perché non si resti con la voglia!

La serata procede fra tanti discorsi, annaffiati con un ottimo rosé cui segue una bottiglia di bianco (o forse due?), fra le tante mani che si allungano di continuo come nulla fosse verso le squisite focaccine che occhieggiano dal centro tavola (anche quelle preparate in casa),  l’atmosfera è decisamente rilassata e i miei compagni di tavolo visibilmente soddisfatti.

 
Anche questo per me conta: come un ristorante,  nei mille modi in cui può farlo, ti fa sentire a tuo completo agio. Solo allora ti puoi abbandonare senza ritegno né esitazione nell’atto d’amore verso il cibo che decidi di consumare proprio a quel tavolo, in quel luogo.
Chiude la carrellata una seppia sfrangiata su crema di piselli e zafferano. Un solo commento: la freschezza dell’ingrediente anche in questo caso consente di giocare su ricette essenziali e sincere, senza eccessive elaborazioni per mascherare o aggiustare. Nel piatto c’è già tutto quello di cui abbiamo bisogno. E abbiamo gradito.

Terminiamo, ormai sazi ma curiosi, con un semifreddo all’amarena e nocciole con crema di yogurt acido. Anche qui il piatto è ben pensato: dolce ma non troppo, delicato ma di carattere. Unico neo (assolutamente soggettivo): non amo l’amarena e la mangio raramente. Ma questo è chiaramente un dettaglio.

 
Ormai siamo rimasti ultimi nel locale e, dopo due dita di Caol Ila 15 years old, ne approfittiamo per una visita alla cantina dove troviamo un buon assortimento di vini italiani e francesi (con un’attenzione particolare al Veneto, che Daniele predilige) e, nascoste in qualche anfratto, si dice, preziose bottiglie del whisky della distilleria di Port Ellen, ormai chiusa.

 

Arrivato il tempo di andare, lasciamo Dante e Ivana con la promessa di Daniele di aprire molto presto a Loveat le porte della cucina per regalarci qualche ricetta e qualche segreto…
Usciamo all’aria aperta e il vento che ci aveva sospinti dentro al nostro arrivo subito ci riprende.
Sarà la suggestione dei sapori che ancora risuona, ma il profumo del mare agitato che arriva ben distinto ai nostri nasi, quasi messo lì apposta, ci sembra l'ovvia conclusione della serata.

In sintesi:
- Ambiente curato, “classico” ma accogliente
- Servizio veloce, personale garbato e discreto
-    Giusto rapporto qualità prezzo: non è (e non vuole essere) per sua natura un ristorante low cost, ma se si accetta di spendere cifre ragionevoli non si rimarrà delusi
- Porzioni soddisfacenti
-  Utilizzo di materie prime di qualità


 
LOVEAT ha assaggiato per voi:
 
Polpettina di gambero imperiale aromatizzata al lime su crema alla vaniglia
 
Passatina di finocchio con capesante arrostite al timo
 
Risotto ai gamberi rossi, scalogno e polvere di caffe
 
Gnocchetti di patate con trito di pescato e pomodoro pachino
 
Seppia sfrangiata con passata di piselli e zafferano
 
Semifreddo all’amarena e nocciole con yogurt acido
 
Vino: Fonte delle Donne, Fattoria di Fibbiano - 2011 

Post popolari in questo blog

Auguri da viaggiatore a viaggiatori

Madrid: chi nasce quadrato non muore tondo

Dite tutti "Cheeeeeseeeee"!