Io, tu & le erbe - Ricetta Raccontata (parte II)


STORIE DI CIBO Io, tu & le erbe


Memo

Definizione di Boccone.
Qualcosa che spezzetti da un intero e che mentre lo mastichi, nel caso fortunato in cui il sapore sia buono o persino eccellente, ti crea aspettative ed attesa spasmodica del boccone successivo.
Un altro assaggino della nostra ricetta raccontata, in attesa che arrivi il gran finale sabato 1 giugno!
Amelia

RICETTA VERA E PROPRIA

Occorre: o un coniglio o un pollo. I modi di procurarsi il coniglio o il pollo sono diversi.
Andiamo a vedere. Premesso che da ora in avanti chiameremo il coniglio o il pollo “la bestia”, questo ci eviterà di ripetere continuamente i due nomi. Tale modifica serve a rendere più pratico e veloce lo svolgimento di tale ghiottoneria. Sarei felice di potermi perdere in descrizioni più profonde e convincenti, ma il cucinare, purtroppo come ripeterò più avanti, è diventata una appendice in alcuni casi considerata nociva alla nostra vita. Un po’ come vorrebbero farci credere del sesso. Ma questo è un altro ricettario, non ci perdiamo in nostalgie, ripensamenti, ecc…


MODI VARI DI AVERE LA BESTIA

       1) Si va dal macellaio  o al supermercato. Qua si apre una breve parentesi “letteraria”, e reciteremo una poesiuola dedicata al macellaio.


DAL MACELLAIO

Mi sono perso dietro il cuore
della bestia.

Non so se il macellaio esprime
mestiere o sadismo.

Mi sembra molto abile a disossare,
sentimenti e portafogli.

Si entra si va al banco, si cerca la bestia che costa meno e non la si acquista. Per una volta diciamo: “Ma sì! Ma chi se ne frega”. Anche perché di solito la differenza è di L.1500-2000 da bestia a bestia.
Non vi fidate dei macellai che vi servono attaccando bottone con: “Bella giornata, vostro marito o moglie è via da casa, come lo cucinate?". Siate seri e riservati, comprate in silenzio e senza confidenze. Il perché lo so io.

     2)   Si va dal contadino. Qui ci vuole occhio, anzi due. O lo conoscete di vecchia data o altrimenti fatevi una cultura su come devono essere allevati gli animali in maniera genuina. Scusate se a questo punto vi rubo un po’ di tempo, ma visto che ancora non abbiamo messo la padella sul fuoco, ci facciamo un caffè e vi racconterò una storia truffaldina, un basso imbroglio, dove purtroppo bisogna rendere onore all’ingegno.
Anni fa, recandomi in Sardegna, mi trovai sul ponte del traghetto a parlare del più e del meno con un signore. Non ricordo perché finimmo a parlare di polli, ma così fu e lui mi volle spiegare come in passato era riuscito a fare qualche soldo coi polli a scapito di altri polli. Praticamente si occupò di tutti i tipi di pollo conosciuti.
Il suo commercio era di polli ruspanti. Questo signore possedeva una vecchia casa colonica, con un vecchio campo incolto che la circondava e con una statale bella nuova che lo attraversava.
Recintò il campo, sparse granturco a destra e a manca e poi andò nel peggiore allevamento industriale di polli, ne acquistò tre-quattrocento già belli grassi di miscele e medicamenti e li portò alla sua casa colonica. Qua si perpetrava l’atto vero e proprio della truffa. Per questo sarebbe stata auspicabile la galera, ma evidentemente il fatto che si trovasse a raccontarlo in modo del tutto tranquillo e rilassato, mi fece credere che i “polli” degustatori dei suoi polli, polli erano rimasti.
Bene. Nella cantina della casa aveva sistemato una vasca colma di calce viva. A quel punto non faceva altro che immergere per alcuni istanti le zampe del pollo nella calce e poi via, lo liberava a razzolare nel campo. Potete ora immaginare che se un pollo ruspante lo si riconosce dalle zampe rovinate per il troppo razzolio, questi ne erano i principi anche perché, spinti dal dolore insistevano dando spettacolo in diretta e meravigliano tutti coloro che uno appresso all’altro parcheggiavano la propria auto sul bordo della statale e correvano per non farsi scappare il frutto genuino di tale allevamento.
Scusate la triste nota, ma quando si parla di polli non posso fare a meno di ricordarla.
Quindi! Eravamo rimasti che si andava dal contadino con gli occhi ben aperti. Si sceglie la bestia che più ci aggrada, la facciamo sopprimere e pulire.
Si paga un po’ di più:

1.      Perché è genuina e ci vogliono tanti soldini e pazienza per tirarla su.
2.      Perché viene pesata pelliccia o piume comprese.

Quando la bestia è comprata, la portiamo a casa. Se è di questa razza, conviene tenerla 2-3 giorni in frigorifero e successivamente qualche ora in acqua e aceto.

        3) Se siete figli di contadini, comunque di genitori che vivono in campagna da sempre, con la scusa di andarli a trovare per vedere se godono di ottima salute, vi farete regalare la bestia. Morta e pulita (a noi fa schifo farlo). Questo terzo modo non è possibile se siete figli di avvocati, notai, medici, ecc…

     4) Si frega. A rischio e pericolo di non fare in tempo a mangiarla.

Allora?! Siamo a casa tranquilli, bene, si parte.
Ah! Dimenticavo: la ricetta è per cinque o sei persone. Si può anche raddoppiare o triplicare… a vostro piacere, ma tenete presente che un numero superiore di inviatati rompono i coglioni.


Vi aspettiamo sabato 1 giugno per la terza ed ultima parte!




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