AperiGourmet May/13


EVENTI ENOGASTRONOMICI│ AperiGourmet May/13

12 maggio 2013



E anche questo mese siamo arrivati al tanto atteso AperiGourmet May/13, appuntamento di cultori della buona tavola, svoltosi il 12 maggio 2013, che vede tanti amici appassionati di cucina cimentarsi in deliziosi manicaretti.

Dalla prima cena Gourmet sono passati molti mesi e, come nei talent show, anche nel privato si assiste all'evoluzione delle talentuosità, con presentazioni sempre più raffinate.

Per chi non lo sapesse, i nostri pranzi e le cene gourmet nascono da un'idea semplice, mangiare bene spendendo poco e in buona compagnia. Così si parte con le cene a tema da gustare tra le mura domestiche. Sperimentarsi e sperimentare sono gli imperativi per partecipare alle cene Gourmet. 

Assolutamente bandite le pietanze precotte e i take away. Ai cuochi in erba è consentito utilizzare il fuoco amico della cucina di casa propria, ma alcuni prediligono rischiare il pubblico ludibrio, avventurandosi in preparazioni da completare sul posto e quindi senza rete di salvataggio.  

Padrona di casa la bravissima Tessa. Da eccellente "apparecchiatrice" si è via via trasformata in cuoca aggiunta, supplente in pianta stabile e per la giornata ci ha deliziato con dell'ottimo hummus e baba ganoush. Altro onere della padrona di casa, immortalare il tutto con i suoi sevizi fotografici. Sicuramente un buon incentivo a migliorarsi e affinare le proprie peculiari competenze e inclinazioni culinarie!

Una breve elencazione delle portate pare doveroso per render giusto conto della serata. 

Il leitmotiv si rileva ben presto essere la copiosa presenza delle uova. Sebbene siano per la maggior parte di gallina, sua eccellenza, l'uovo di quaglia, si palesa in ben due portate. Lo fa con le bietole di Diano e la tartara di Laura. Cotte nella prima ricetta, crude nella seconda.


Le uova di quaglia

La tartara. 
Dopo l'assaggio, la cena prevede anche una breve discussione sui segreti intimi di questo piatto, che pare tragga la propria origine dal popolo dei Tartari. Cosa sicuramente non sconvolgente al più dei lettori, i quali non sapranno però che questi, i Tartari, erano usi trasportarla sotto le selle dei propri cavalli, ammodochè al momento del pasto la trovassero sufficientemente ammorbidita, non potendola cuocere.

Tartara 
(Laura)

Le polpette arabe. 
Queste, preparate da Daniela, andrebbero mangiate con una salsa a base di tajna, ma sono buone anche senza e rubarle dal piatto di portata le rende più appetitose. Non ci sono particolari aneddoti al riguardo, se non quello che, contrariamente a quanto avrebbe potuto dire Chirstopher Lambert in Highlander, non ne è rimasta neanche una.



Polpette
(Daniela)


La frittata di pasta. 
Uno dei piatti partenopei di cui deliziarsi sempre con grande giovamento dell'umore. In questa forma monoporzione mostrano anche la loro semplice ed elegante presentazione, nonostante la natura povera del piatto. Nota di merito per la fragranza inarrivabile se consumate un giorno dopo (con summo gaudio, ndr).


Frittata di pasta.
(Amelia)

Uova ripiena di carne di pollo alla francese. 
Un bel piatto, armonico e insolitamente delicato. Il ripieno pur mantenendo il colore del tuorlo chiaro, ha invece un sapore inaspettato. Impossibile consumarne uno solo.

Uova ripiene, alla francese, di Ale.
(Alessandro)

Bietole alla catalana, ovvero coste al forno e foglie fritte. 
La base di partenza è una vecchia ricetta ebraica della Catalogna. Le coste sono prima lessate in acqua e limone e poi dorate in forno assieme a mandorle e spezie. Le foglie sono fritte con curry e menta. A guarnire uova di quaglia e salsa di yogurt greco all'aglio e menta. Un modo insolito di gustare un ortaggio che non è certo considerato un nobile della tavola.

Coste di bietola alla catalana
con frittura di bietola e uova di quaglia allo yogurt
(Diano)

Il budino di Edo. 
Interessante e gustoso. Al cucchiaio. Nonostante la sua colorazione gialla, non vi sono tracce di uova. Proprio dove te le aspetteresti, non ci sono. La colorazione è dovuta allo zafferano. La consistenza all'agar-agar. Guarnito con scaglie di mandorle, bello da vedere, buono da mangiare.

Il "Budino" di Edo.
(Edoardo)


L'ottimo bunet della Bea.
Questo è un tipico dolce piemontese al cucchiaio. Sebbene la sonorità ci suggerisca una derivazione francese, fa discendere il suo nome dalla lingua piemontese. Bunet significa cappello o berretto e non è immaginabile un cappello più calzante per un banchetto tanto ben allestito.  Preparato con amaretti, uova, cacao, latte e liquore di amaretto, viene innaffiato da un abbondante quantità di caramello e scaglie di amaretti. La Bea però usa il rum.
E' buono e ne ha serviti due, ma bocche fameliche hanno divorato anche il terzo incomodo. Inopportunamente lasciato da parte, non ha avuto scampo.

 Il Bunet, dolce piemontese preparato dalla Bea
(Beatrice)
.
Ancora il Bunet, dolce piemontese preparato dalla Bea
(Beatrice)
.


La contabilità finale della serata racconta di una sequela di portate tutte ottime, alcune espresse, altre preparate altrove. Nessuno calo di qualità e viva e vibrante soddisfazione da parte di tutti i commensali accorsi.  

Una carta di buoni vini ha egregiamente accompagnato i diversi piatti e lo sforamento di orario non ha turbato nessuno quando l'happening, da aperitivo che era, si è via via trasformato in cena e poi anche dopocena. 
Perché? Perché con l'amore per la buona tavola non si invecchia. Solo l'incedere incalzante della notte e l'incipiente working monday alla fine hanno costretto la truppa ai saluti di rito e al tutti a casa. 

Il prossimo appuntamento di cui vi renderemo nota sarà probabilmente nel mese di giugno. Stay tuned!














Post popolari in questo blog

Auguri da viaggiatore a viaggiatori

Dite tutti "Cheeeeeseeeee"!

Franklin '33. A Lucca si beve - Parte prima